Il palazzo bruciato ad Alghero: «Sembra che quel fuoco non sia mai stato spento»

Sabrina Calvia racconta il ritorno in via Vittorio Emanuele. Tristezza, cenere e tanti ricordi: il tempo si è fermato a quel giorno di 3 anni fa

ALGHERO. «L’aria è irrespirabile, l’odore acre ti penetra dentro e i ricordi di quella interminabile notte riaffiorano tutti in un secondo, come se l’incendio che ha avvolto il nostro palazzo non fosse ancora spento. Come se non fossero passati quasi tre anni da quelle ore drammatiche che hanno cambiato le nostre vite».

Sabrina Calvia, 47 anni, è una delle 145 persone rimaste senza casa nell’incendio del 18 luglio 2017 che ha distrutto gli 81 appartamenti del palazzone di in via Vittorio Emanuele, all’ingresso di Alghero. Dieci giorni fa l’incontro tra gli sfollati e gli amministratori algheresi, con la promessa che nessuno verrà lasciato solo.

Qualche giorno dopo la donna, madre di due bambine, è tornata a quasi tre anni di distanza nella sua casa, in compagnia del marito e del cognato per un sopralluogo insieme ai periti incaricati dal tribunale di Sassari di iniziare le operazioni per dare il via al lungo iter per la ricostruzione dello stabile.

Nel palazzo di via Vittorio Emanuele viveva, in un altro appartamento, anche la mamma della 47enne che ora sta in un alloggio in affitto con la famiglia e da luglio del 2017 ha già cambiato quattro volte sistemazione.

«Mamma stava dormendo profondamente quando sono andata a bussare freneticamente alla sua porta quella notte – racconta Sabrina Calvia – rientrare nella sua casa è stato un colpo al cuore». Per accedere all’abitazione è stato necessario scardinare il portone con un piede di porco, perché tra il calore e l’assestamento la serratura si era cementificata. «Abbiamo faticato tanto prima di poter entrare – spiega la donna – e una volta dentro sono stata travolta da una serie di ricordi che continuano a riaffiorare nella mia mente, perché all’interno ci sono tutti i mobili che mi hanno visto crescere, la camera da letto che mamma ha acquistato prima di sposare il mio povero papà, deceduto 15 anni fa, e che lei continua a rimpiangere. Tutte le cose che sono lì dentro raccontano un pezzo della nostra vita».

L’ingresso nell’appartamento in cui la donna viveva con il marito e le due bambine è stato altrettanto devastante. «Quando mi hanno avvisato che c’era la possibilità di fare un sopralluogo – piega Sabrina Calvia – ho preso le chiavi del mio appartamento e di quello di mia madre con il cuore in gola. Mi sono precipitata in via Vittorio Emanuele e all'idea di entrare nel nostro palazzo tremavo. Era da ottobre 2017, tre mesi dopo l’incendio, che non ci mettevo piede. Appena entrati nell’androne – spiega la donna – la tristezza mi ha letteralmente sopraffatto. Scale, pareti, portoni, ovunque il colore predominante è il nero. Le crepe sui muri – aggiunge – ti fanno capire la gravità della situazione».

Entrare dentro la nostra casa distrutta e abbandonata di fretta, mentre il fuoco avvolgeva ogni cosa per la donna è il marito è stato devastante.

«Siamo entrati a fatica – racconta Sabrina Calvia – sembrava di essere in una casa fantasma. Anche all’interno è tutto nero, le pareti, i mobili, il divano bianco sul quale con le mie figlie trascorrevamo insieme le serate guardando i programmi tv che più ci piacevano. La terrazza è diventata un luogo selvaggio abitato dai piccioni che ne hanno costruito il loro habitat pieno di piume ed escrementi – prosegue il racconto della donna – in cucina ci sono ancora le stoviglie che avrei dovuto sistemare al mattino».

Tra le poche cose che si sono salvate dentro l’appartamento della donna una letterina che una delle due bambine aveva iniziato a scrivere a Babbo Natale con qualche mese d’anticipo.

«Nella cameretta che condividevano le mie figlie – racconta Sabrina Calvia – ho recuperato una busta sotto un materasso e aprendola le lacrime hanno lasciato per un secondo spazio a un sorriso. Mia figlia già a luglio aveva scritto la letterina a Babbo Natale – continua la mamma – quel Natale del 2017 lei si aspettava di ricevere almeno un dono, invece non avevamo neanche il nostro albero con le decorazioni fatte da loro a scuola nel corso degli anni. Era un albero davvero speciale, è andato perso anche quello perché si trovava nel garage in cui l’acqua usata per spegnere l’incendio ha distrutto tutto». Andando via stravolta, con il mano qualche oggetto recuperato in mezzo a tanta distruzione, la donna è stata colta dallo sconforto.

«Ho avuto quasi la sensazione di aver rubato dentro casa mia – spiega – avevo le mani, il viso e l’umore nero e ho avuto l’impressione di non riavere mai più la nostra casa. Il palazzo è devastato – conclude la donna – penso che la cosa migliore che si possa fare sia quella di abbatterlo e di rifarlo a nuovo. Ma quanto tempo dovrà ancora trascorrere – si chiede Sabrina Calvia – prima di riavere indietro il luogo in cui poter finalmente ricominciare a vivere in serenità?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes