Sit in a Cagliari per dire no alla chiusura di palestre e piscine

CAGLIARI. Associazioni degli sportivi in piazza per dire no alla chiusura di palestre, piscine e centri fitness disposta dall'ultimo Dpcm. Atleti e gestori delle strutture di tutta la Sardegna si sono riuniti sotto il palazzo del Consiglio regionale a Cagliari. «Rivendichiamo il nostro diritto al lavoro perché ci sentiamo presi di mira - ha commentato all'ANSA Matteo Cois, portavoce delle associazioni e degli atleti che oggi manifestano contro il decreto del governo e gestore di un centro danza a Quartu Sant'Elena - da marzo a oggi le perdite sono state molto di più degli indennizzi arrivati». La categoria è una di quelle che più ha lavorato per seguire alla lettera i protocolli di sicurezza, che più ha investito in sanificazioni e per mettersi a norma: «I centri sportivi sono come delle bomboniere, tale è la cura e il rispetto delle regole». Ieri, ha aggiunto Cois, «il ministro ha parlato di nuovi rimborsi, ma a noi non servono gli 800 euro perché c'è chi gestisce gli impianti sportivi che con questa cifra non ci fanno nulla: serve un calcolo esatto delle perdite e va comparato con l'indennizzo che arriva». D'altra parte, «una struttura di cento metri quadri non può essere paragonata a una polisportiva di mille». Inoltre, «le perdite reali sono anche quelle degli allievi: chiudere significa perdere l'anno accademico, oltretutto e ci verranno chieste le quote indietro». Insomma, «abbiamo faticato per riconquistare gli iscritti dopo la prima chiusura, e adesso ci ritroviamo a interrompere l'attività, rischiando di perdere un altro anno di lavoro mandando sul lastrico intere famiglie che hanno fatto dello sport il loro mestiere». (foto Mario Rosas) (ANSA)

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