Volley, una scuola di vita per centrare l’obiettivo

Paola Nonne, dai panni di atleta a quelli di allenatore di giovani e giovanissimi «È un gioco di squadra che insegna i valori della solidarietà e delle regole»

Allenatore di pallavolo. Perché ha scelto di fare questo mestiere, di dedicarsi interamente all’insegnamento di questo sport?

«Lo faccio perché è un lavoro che mi piace veramente, è la passione che mi ha spinto a fare questa scelta. Una scelta motivata dal grande amore per questo sport nella ricerca di uno stile di vita sano e corretto sotto ogni aspetto, sia fisico sia psicologico. È questo l’obiettivo primario che porto avanti quotidianamente nei miei allenamenti, così da dare ai miei giovani atleti e atlete un valore educativo positivo per la formazione personale concreta e completa».

Come è nata la decisione?

«La decisione è nata attraverso l’arricchimento personale vissuto come atleta, da quando avevo 14 anni e fino al lontano 1992/1993, nei campionati nazionali di categoria con la Gennargentu Nuoro».

Una scelta che le permette di stare sempre a contatto con i giovani, con le diverse generazioni...

«Sì, con i bambini e i ragazzi dai 6 ai 18 anni, l’età d’oro, sono le radici di tutta la vita. E io cresco con loro, in un confronto continuo. Ritengo sia indispensabile accostare i giovani alla pallavolo poiché, trattandosi di un gioco di squadra, insegna a interagire con gli altri, stimolando il bisogno di movimento, di aggregazione e il senso di gruppo. Questi “stimoli sportivi” portano a una maggiore sicurezza di sé, combattendo l’emarginazione e l’autoesclusione per favorire la massima partecipazione creativa, attraverso la solidarietà, il rispetto degli altri e delle regole, la tolleranza e la collaborazione».

Ma l’obiettivo principale resta uno: vincere.

«No, lo sport insegna a raggiungere gli obiettivi, basta volerlo e impegnarsi».

È questo il suo obiettivo?

«Il mio obiettivo principale è formare le atlete sino all’età di 18 anni, quando lasciano la provincia per motivi di studio, in modo tale da permettere loro di confrontarsi a testa alta senza sfigurare con altre realtà sportive di maggior rilievo. Uno scopo che porto avanti da oltre venti anni, prima con diverse società, da dieci anni a questa parte con la Sirio di Orosei».

Che allena tuttora?

«Sì, forte della fattiva e instancabile collaborazione di tutti i dirigenti, tant’è vero che siamo riusciti con le mie atlete a raggiungere obiettivi insperati, come i successi agli ultimi campionati di categoria giovanile provinciale femminile 2013 diventando campioni provinciali di ben tre categorie, Under 14, 16 e 18. Risultati che mai nessuna società nuorese aveva raggiunto contemporaneamente e che hanno portato alla Sirio Orosei il premio della Fipav, la Federazione italiana pallavolo, del marchio di qualità per il 2012/2013 e, unica società della provincia, della qualifica di Scuola di pallavolo nazionale».

Belle soddisfazioni...

«Ogni anno la Sirio mi permette di portare le atlete nella penisola per un torneo di rilievo con squadre di pallavolo giovanile che militano in campionati di categoria nazionale. In quest’ottica, da alcuni anni, grazie anche alla Fipav regionale, le atlete che seguo hanno la possibilità di allenarsi con le rappresentative regionali e provinciali. ».

Qual è la sua più recente soddisfazione personale incassata grazie alla pallavolo?

«Essere stata coinvolta dal Comitato regionale del Cip-Fisdir di Cagliari e Nuoro al Campus integrato nazionale dello scorso settembre nella Marina di Orosei, a cui hanno partecipato centinaia di disabili provenienti da tutta l’isola. Un’esperienza da cui, attraverso l’insegnamento del sitting volley ai disabili, anche le atlete della Sirio coinvolte nelle attività hanno accresciuto la consapevolezza di come sia possibile andare oltre la diversità fisica con l’aggregazione, il divertimento e l’amicizia. Un progetto importantissimo, che si ripeterà la prossima estate a livello nazionale, abbracciato e incentivato fortemente dalla Fipav di Nuoro».

Impegni su impegni, insomma. Non c’è mai tempo per rilassarsi con la pallavolo.

«L’impegno è sempre alto e costante, come lo è del resto quello dei miei colleghi allenatori e dei dirigenti di tutte le società di pallavolo della provincia. Si tenta di sopperire anche agli insufficienti programmi sportivi delle scuole primarie, dove, ritengo, in considerazione dell’età dei bambini, lo sport in generale dovrebbe occupare uno spazio di maggior rilievo. Carenza a cui anche la Fipav nuorese, forte del problema, interviene attraverso la promozione di diversi progetti giovanili di pallavolo. Sensibili alla questione sono anche diversi Comuni, come quello di Irgoli che mi ha chiamata a coordinare per alcuni mesi un laboratorio di minivolley destinato alle alunne delle scuole primarie, laboratorio partito qualche settimana fa nella palestra del paese».

Cosa manca alla pallavolo in provincia di Nuoro?

«Senza dubbio strutture adeguate e incentivi economici sufficienti a favore delle società sportive da parte delle istituzioni principali, così da permettere loro di svolgere l’attività senza dover affrontare problemi logistici e finanziari».

E più in generale, come è oggi la situazione della pallavolo, coma manca e cosa c’è di troppo?

«Nei nostri giovani manca la consapevolezza che la pallavolo, come ogni altro sport giovanile, è una breve parentesi di vita, da vivere intensamente, con gioia, con semplicità, ma anche con grande impegno in modo che diventino i ricordi più belli della loro giovinezza. Di troppo... direi che c’è l’esasperazione del risultato e il messaggio diseducativo che la vittoria a prescindere deve essere raggiunta perché ti porta fama e ricchezza. Far credere ai giovani che lo sport abbia il suo senso nello spettacolo, nel guadagno, nell’esasperazione dei raggiungimenti dei risultati agonistici è un messaggio fuorviante lontano da quelle che sono le reali funzioni dello sport, soprattutto nelle nostre piccole realtà».

Quali consigli si sente di dare a un giovane che vuole avvicinarsi alla pallavolo?

«Ai giovani? Di vivere la loro esperienza sportiva consapevoli di gustarsi ogni minuto e ogni ora, consapevoli che passa e poi non ci sarà più se non nel ricordo e quindi è da vivere in maniera positiva».

E agli allenatori? Cosa consiglia?

«Che non facciamo perdere l’entusiasmo ai nostri atleti perché nei loro confronti abbiamo una responsabilità educativa pari, o forse maggiore, a quella dei genitori e dei loro insegnanti».

E alle società sportive?

«Che sappiano monitorare e verificare che non ci siano esasperazioni, e che ci sia sempre rispetto sia dei ruoli e sia degli obiettivi».

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