La Nuova Sardegna

Nuoro

Lettere di licenziamento nelle imprese esterne

di Lamberto Cugudda
Lettere di licenziamento nelle imprese esterne

I provvedimenti sono scattati ieri in una delle ditte che lavorano per i cantieri Cgil e Fiom ripropongono il problema della programmazione delle attività

30 maggio 2014
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ARBATAX. Una delle imprese locali che lavorava, grazie agli appalti, per conto di Intermare fabricazion yard (Eni Saipem) come già annunciato da un mese, ieri ha iniziato a spedire le lettere di licenziamento ad alcuni operai. Il segretario generale della Cgil Ogliastra, Giacomo Pani, Mariano Carboni della Fiom regionale, e Antonio Olianas della Fiom Ogliastra, intervengono sulla grave situazione che si registra. «Con riferimento alla vertenza del settore metalmeccanico dell’Ogliastra, come Cgil e Fiom, a tutti i livelli, non intendiamo esprimere giudizi irrazionali sugli appalti e sulle dinamiche che producono l’assegnazione dei lavori ad Arbatax e nelle attività che vengono sviluppate dentro e fuori la Saipem. Pensiamo però di avere la giusta maturità e la dovuta professionalità per esprimere valutazioni, prettamente sindacali, legate a una visione generale del territorio e la necessità di tutela delle professionalità che possono essere espresse dal bacino ogliastrino e isolano». I tre sindacalisti precisano che La Cgil e la Fiom, nel rapporto con la Saipem, con le aziende appaltanti e le grandi committenti della provincia, hanno sempre provato a porre il problema della programmazione delle attività, in modo tale da conoscere la ricaduta lavorativa a favore del territorio, e preparare, mediante processi formativi, le professionalità locali in linea con le esigenze poste dal mercato. «Ma non possiamo non essere preoccupati del fatto che le aziende del territorio – fanno rilevare Pani, Carboni e Olianas – nonostante gli investimenti in infrastrutture e formazione professionale, abbiano dichiarato una condizione di difficoltà ed abbiano comunicato l’esigenza di ridurre il personale e di far partire una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge decine di unità lavorative. Il tutto avviene nell’istante nel quale altre aziende, acquisiscono un valore importante di attività, che anziché produrre una ricaduta lavorativa positiva per il territorio e per la Sardegna, vede il coinvolgimento di manodopera proveniente da oltre Tirreno e dalla Romania». E rimarcano: «Un sindacato serio e un livello istituzionale di qualità non possono tollerare che la cattiva programmazione, l’assenza di comunicazione o peggio ancora politiche di costo, producono dumping sociale, l’esplosione del sistema e la contrazione occupazionale. Pensiamo che ci sia un’alternativa valida a un simile scenario». Per concludere: «Ribadiamo l’esigenza di tenere conto delle leggi e dei contratti, del tessuto produttivo isolano, delle professionalità locali e regionali e delle percentuali di disoccupazione che ci vengono comunicate giornalmente dai mezzi di comunicazione di massa. Su questi argomenti siamo disponibili a mobilitarci e, naturalmente, a confrontarci».

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