Cremazione, si apre il dibattito in città
Convegno sulle politiche funerarie organizzato dal Comune che vuole realizzare il servizio attivo solo a Cagliari e Sassari
NUORO. Basta con i pregiudizi. È tempo che si parli di cremazione anche in città. Dove occorre cominciare a discutere e a ragionare sulla questione della sepoltura, prevedendo soluzioni alternative alla tumulazione, oggi la pratica più utilizzata, che risponde a tradizioni e abitudini consolidate. Ma che comporta diverse criticità, a cominciare da quella degli spazi. Nel cimitero cittadino di “Sa e Manca”, a fronte dell’ultimo ampliamento avvenuto nel 2000 e costato 5 miliardi di lire, attualmente sono disponibili appena 90 posti. Se n’è parlato qualche giorno fa in un convegno dedicato alle politiche funerarie e in particolare ai risvolti positivi del ricorso alla cremazione, servizio a oggi svolto solo in due comuni dell’isola: Sassari e Cagliari. Un dibattito voluto dall’assessorato comunale all’Urbanistica e volto a fare piena luce su un tema dominato da pregiudizi, la cui pratica è poco conosciuta dai più, e sulla quale vige la convinzione del contrasto con la religione cattolica.
Da qui, la decisione di trattare l’argomento sotto tutti i suoi aspetti: degli spazi, dei costi, legislativo e della religione. Con la partecipazione di relatori che hanno affrontato il tema a 360 gradi, chiarendo le idee al pubblico presente nell’auditorium della biblioteca Satta. «Intendiamo ricoprire un ruolo significativo, a livello regionale, sulla politica della cremazione», ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Raimondo Deiara, che ha aperto i lavori dopo i saluti del sindaco Alessandro Bianchi.
«Per sopperire alla mancanza di spazi – ha proseguito – abbiamo adottato diversi provvedimenti: ridotto la durata delle concessioni da 50 a 30 anni, ripreso possesso di loculi affidati a chi già aveva in concessione tombe di famiglia, deciso di utilizzare loculi del tipo “aerato”, già in uso in alcune regioni d’Italia che consentono la scheletrizzazione del cadavere in 10 anni contro i 40 della media attuale, garantendo un maggior turn over e minori costi per l’utenza». In programma c’è anche un nuovo ampliamento. «Ma non si possono trasformare le città in cimiteri», ha ribadito Deiara. Evidenziando come la tumulazione «generi più spesa pubblica e maggiori costi per le famiglie». A cui si aggiungono i costi del funerale. Solo il 5 % decide per l’inumazione. Poi, i vantaggi della cremazione: «Riduce il problema degli ampliamenti – ha aggiunto –: un loculo può ospitare più di 40 urne cinerarie. I costi complessivi fra spese funerarie e cimiteriali sono circa il 60% in meno di quelle per la tumulazione, con una spesa media fra 1.600 e 1.800 euro». La parola è passata poi ai relatori: l’ex deputato Angelo Altea si è soffermato sull’aspetto legislativo, don Ciriaco Vedele, sulla posizione della Chiesa, infine Giovanni Pollini, della società italiana per la cremazione e i funzionari del comune di Cagliari, Serenella Piras e Valentina Licheri, hanno spiegato come avviene la cremazione.
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