Pressing di Pirisi sull’emergenza abitativa
NUORO. Non sono pochi, in città, gli immobili, appartenenti ai vari enti pubblici, rimasti sfitti e in disuso. Spesso in totale abbandono. Di questi beni (Piani Pilotis, Banca d’Italia e case...
NUORO. Non sono pochi, in città, gli immobili, appartenenti ai vari enti pubblici, rimasti sfitti e in disuso. Spesso in totale abbandono. Di questi beni (Piani Pilotis, Banca d’Italia e case popolari) si è parlato, anche di recente, in consiglio comunale, in occasione del bilancio di previsione 2014. In particolare, a proposito della delibera riguardante l’alienazione del patrimonio comunale, è intervenuto, con una proposta mirata, il consigliere della Federazione della sinistra, Antonio Pirisi. Il succo dell’intervento è subito chiaro: «Visto che l’emergenza abitativa, anche a Nuoro, rappresenta un problema sempre più grave, perché non ristrutturare gli immobili di enti pubblici in disuso, dislocati nell’ambito cittadino, per creare degli alloggi da vendere o affittare, a prezzi popolari, a chi ha più necessità»? Una sorta di piccolo “piano Marshall” per l’emergenza abitativa, insomma, che – per Antonio Pirisi – potrebbe portare alla realizzazione di appartamenti nei seguenti stabili: Piani Pilotis di Funtana Buddia, vecchia sede della Banca d’Italia di piazza Vittorio Emanuele (che, tra l’altro, il Comune non è riuscita mai a vendere, dopo ripetuti tentativi), edificio dell’ex Telecom di Badu ’e Carros, edificio dell’ex Sip (poi Telecom) di piazza Italia, ex sede del centro impiego e ufficio di collocamento di via Cogoni, area parco macchine dell’ex questura (zona giardinetti), alloggi degli ex custodi delle varie scuole cittadine e del Parco di Sant’Onofrio, palazzo dell’ex Inam (per il quale, in effetti, alcuni anni fa era stata ipotizzata l’acquisizione dall’Asl per creare alloggi di edilizia residenziale).
Pirisi propone «una ricognizione degli stabili di enti pubblici e comunali tra l’assessorato ai Servizi sociali e l’assessorato al Patrimonio», e rilancia un vecchio progetto dell’amministrazione comunale, che «negli anni Ottanta aveva previsto, all’interno del piano particolareggiato, la possibilità di ristrutturare edifici pubblici dei quartieri storici, per creare alloggi popolari, e rivitalizzare antichi quartieri, onde evitare sia lo spopolamento che la costruzione di ulteriori casermoni nelle periferie cittadine, che portano alla creazione di nuovi ghetti». (g.c.)
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