Oliena, alle Cortes apertas la bellezza dei ricami sardi
L’edizione 2014 della rassegna è dedicata all’arte antica della tessitura L’inaugurazione oggi con l’apertura delle corti e le mostre di pittura
OLIENA. Anche quest’anno il borgo del Corrasi ritrova la sua dimensione ancestrale, attraverso la tre giorni di "Cortes Apertas". La manifestazione, che sarà inaugurata oggi, si concluderà si nella tarda serata di domenica. La ormai celebre e consolidata iniziativa rientra nel circuito "Autunno in Barbagia" e vede il patrocinio degli assessorati cittadini alla cultura e al turismo, della Regione Sardegna e dell'A.S.P.E.N. Camera di commercio di Nuoro. Mentre la segreteria organizzativa è curata dalla società "Galaveras". L'attuale edizione dell'evento é intitolata al ricamo e alla tessitura, ai fili e alle trame di un'arte, che rivive nei talenti di maestranze eredi di saperi antichissimi, di segreti e abilità millenarie. Nei ricami si intrecciano l’oro, i fiori sgargianti, i colori vibranti e luminosi. Punto dopo punto il disegno prende forma nei "muncadores", i copricapi che adornano con eleganza sobria i visi di donne bellissime. Punto dopo punto, nascono i grembiuli di raso nero e seta, "sas vrandas", poste al di sopra di gonne maestose, color vino scuro, che ricordano la fisionomia delle campane. Punto dopo punto, si impreziosiscono le robuste cinture in pelle nera "sas hintoglias", quasi cesellate dai motivi variopinti e dalle tonalità surreali. Il paese, famoso per il Nepente, il nettare d'uva decantato da D'Annunzio, riabbraccia, dunque, il suo animo profondo e riscopre le liturgie e i riti magici, densi di significato, di un'età dell'oro perduta. Un’immersione incantanta in un passato che sa di leggenda, mitologia e racconto. Un passato che recita storie, descrive personaggi e volti. Un passato, che ritorna nei muri screpolati di case di pietra e granito, nei legni consunti di enormi travi di ginepro. Tutto sembra essersi fermato a decenni trascorsi, nelle menti di chi conosce quei luoghi passano le immagini dell'infanzia. Episodi ed anneddoti dei quali si era persa anche la più piccola reminiscenza. Nelle strade folle rumorose visitano, con la cartina in mano, le tappe di una kermesse che assomiglia ad una importante ricorrenza. Sono i forestieri gli ospiti sacri di questa manifestazione che restano incantati e richiamati dai profumi e dalle fragranze. Emozionati dal lavoro paziente di mani instancabili, dal profumo della carta musica e delle "paneddas", cotte nel forno a legna, dalla delicata essenza dei dolci bianchi, fatti di albume e miele. Il padrone di casa invita poi orgogliosamente ad assaggiare il suo vino. Chiunque passi da quelle parti é il benvenuto. Un rosso così corposo, però, non può essere gustato a stomaco vuoto. Non può mancare un azzeccato abbinamento con del formaggio. Magari un gustoso caprino. O con un ottimo salume, appena tagliato. La pasta di mandorle, invece, si sposa perfettamente, nelle sue numerose prelibate combinazioni, con un passito o un bianco. E, allora, in alto i calici, si brinda senza sosta. Nel frattempo, gli artigiani continuano a realizzare i manufatti, intenti a confezionare opere inestimabili e pregiate con il ferro, i metalli preziosi, le tele e gli intrecci di trame. Tutte materie prime grezze che si trasformano mediante il genio e l’estro di talenti locali. Per l'occasione, poi, il lavoro dei laboratori e delle officine, allestiti nelle cortes, viene scandito e accompagnato da melodie e suoni. Sullo sfondo, i rumori di passi leggeri, le coreografie di balli antichissimi e le voci alternate dei tenores.
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