Macomer, il carcere rischia ancora la chiusura
Ieri la visita del deputato Michele Piras (Sel): «È un istituto modello, farò il possibile per salvarlo»
MACOMER. C’è qualcosa che non quadra nella vicenda del carcere di Macomer e il deputato di Sel, Michele Piras, ha cercato di vederci chiaro visitando la struttura. Ieri mattina si è recato nel carcere di Bonu Trau assieme al sindaco, Antonio Succu, che però non ha ottenuto il permesso per entrare. Il parlamentare si è trattenuto per quasi due ore con il personale e con i detenuti e ha constatato che effettivamente tra i motivi indicati nel decreto di chiusura e la realtà delle cose c’è una differenza enorme, fatto che lo ha irritato e non poco. Ma lo ha irritato ancora di più il mancato rispetto delle disposizioni del ministro della Giustizia il quale, dopo aver incontrato i parlamentari sardi, ha ordinato la sospensione del provvedimento di chiusura. Il Dipartimento degli istituti di pena per la Sardegna, però, ha proceduto come se il ministro non avesse mosso un dito. I detenuti AS2 (islamici sottoposti a regime di alta sicurezza) sono stati tutti trasferiti a Rossano Calabro. A Macomer ne rimangono una quarantina, ma si va avanti come se il 30 settembre si dovesse chiudere tutto. Il parlamentare di Borore è intenzionato a ritornare dal ministro per chiedere la testa di chi ha dato le informazioni non veritiere con le quali è stato motivato il decreto di chiusura e di chi non si attiene alla decisione del ministro di sospendere le procedure di dismissione del carcere. «Se lo vogliono chiudere – ha detto al termine della visita – che dicano chiaramente i motivi, ma non insistano con le cose non vere che sono alla base del decreto che il ministro ha sospeso». Il deputato ha detto che, rispetto a tutte le altre strutture della Sardegna, il carcere di Macomer è quello più a misura d’uomo e, pur nella condizione restrittiva che comporta la carcerazione, è quello dove le condizioni di vita per i detenuti sono più accettabili. Lo sono anche per gli operatori che lavorano in un ambiente più umano. «Il Provveditorato regionale – ha proseguito – deve essere chiamato a dare spiegazioni. Io chiederò questo al ministro. Se per motivare il decreto sono state scritte cose non vere (cosa che non ha fatto il ministro, che ha solo firmato ma ha la responsabilità politica di ciò che firma), qualcuno deve essere chiamato a dare spiegazioni». Piras ha detto che la battaglia non è ancora perduta. «Spero che il carcere non chiuda – ha concluso – l’impegno mio e del territorio c’è tutto». (t.g.t.)
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