La Nuova Sardegna

Nuoro

«Non ho visto chi ci ha sparato»

Francesco Sestu vittima di un agguato a Orune: in tribunale non ricorda i fatti

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NUORO. Antonio Francesco Sestu, allevatore cinquantenne di Orune, era scampato a una pioggia di proiettili che aveva crivellato la fiancata dell’Opel Corsa sulla quale viaggiava insieme al figlio Emanuele e alla nipotina. Per quel tentato omicidio, è finito a giudizio Luigi Zori. Sullo sfondo dell’agguato teso a Sestu, secondo l’accusa, ci sarebbe la vendetta. Luigi Zori è infatti il fratello di Amerigo Zori ucciso insieme a Pasquale Coccone nel 2004 nel Bar 2000 a Orune. Duplice omicidio per il quale era finito in carcere il figlio di Sestu, Alessandro, condannato a 19 anni. Ma chiamato a deporre in veste di testimone oltre che di persona offesa, ieri, Antonio Francesco Sestu ha più volte detto davanti al collegio dei giudici di non aver visto chi ha aveva sparato la sera del 7 giugno 2013. «Ho sentito i colpi dietro di me, tanti colpi, ma non ho visto chi ha sparato. Non ricordo quello che ho detto ai carabinieri, non c’ero con la testa», ha continuato a dire al pubblico ministero Andrea Vacca e al collegio presieduto da Mariano Arca, che gli facevano le domande. Un racconto pieno di «non ricordo», il suo, risposte stringate e vaghe tanto da costringere il giudice ad ammonire la parte offesa. «Se si dimostra reticente o rende falsa testimonianza rischia una condanna a sei anni», ha detto. «Non ricordo nulla, ho sentito solo i colpi e ho pensato a difendere mia figlia», ha però ribadito anche il figlio Emanuele. «Perché siete andati a casa dei Zori dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri?», ha chiesto il pm. E Sestu: «Pensavo fosse lui, ma sbagliavo». Il pm aveva chiesto di poter utilizzare ai fini della contetazione un’annottazione del pg nella quale Sestu indicava Zori come sparatore, richiesta contestata dal difensore dell’imputato, l’avvocato Tito Langella e rigettata dal collegio. Il processo proseguirà il 23 giugno.

L’agguato era stato messo a segno in corso Repubblica, in pieno centro, a Orune, poco prima delle 20.30. Incurante del fatto che fosse ancora giorno, lo sparatore aveva atteso a bordo strada il passaggio dell’auto di Antonio Francesco Sestu e quando l’Opel Corsa gli era passata davanti, aveva mirato e sparato: 13 colpi partiti da una pistola calibro 9x21, esplosi da una distanza di otto, dieci metri. Nessuno dei tre occupanti era rimasto ferito. (t.s.)

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