Segregata al Monte, nuovo teste

In aula la psichiatra intervenuta: «La donna era molto agitata»

NUORO. «Ho visitato la signora, era piuttosto agitata, non accettava terapie, per questo siamo stati costretti a disporre un trattamento sanitario obbligatorio. Diceva di essere stata rapita e tenuta prigioniera in una casa al monte Ortobene, diceva che il rapimento era stato ordinato dal fratello, componente di Scientology in Francia, perché aveva ottenuto un notevole lascito ereditario e i fratelli stavano cercando di farla passare per pazza per appropriarsi del denaro. A quel punto noi non sapevamo se era nel pieno di un delirio paranoico o no. Certo è che non stava bene, per questo l’abbiamo ricoverata in Psichiatria». Ci sono voluti ben sette anni tra indagini, udienze e snervanti rinvii, ma alla fine, ieri mattina, attraverso la deposizione di una psichiatra nuorese è entrato nel vivo il processo che vede un medico francese ed esponente di Scientology, a processo insieme ad altri tre connazionali con l’accusa di aver sequestrato Martine Boublil, 51 anni, origine tunisina ma di nazionalità francese, ex adepta di Scientology.

A processo, con l’accusa di sequestro di persona, c’è il fratello Claude Boublil, difeso dall’avvocato Pasquale Ramazzotti, medico e noto esponente di Scientology a Parigi. Con lui, con la stessa accusa, sono finite a giudizio anche altre tre persone che erano state incaricate dal medico di prendersi cura della sorella: Marie Claude Decouduh, cittadina francese di 46 anni, Rachid Hassereldith Kabbara e Juline Quyrou, di 21 anni, difesi dagli avvocati Antonio Careddu e il collega Pilerio Plastina. Il medico francese, dal canto suo, sin dall’inizio aveva spiegato alle forze dell’ordine che lui, la sorella, non l’aveva affatto segregata, ma che il soggiorno nella casa del monte Ortobene, consentiva soltanto una migliore sorveglianza della donna, che soffriva di gravi disturbi psichiatrici. Le due versioni di accusa e difesa sono, dunque, contrapposte, come spesso succede.

La testimonianza di ieri, resa dalla psichiatra nuorese che era intervenuto subito dopo la scoperta della donna al monte Ortobene, è stata importante per ricostruire meglio le condizioni di salute della francese diventata poi parte offesa nel processo.

«Era agitata – ha raccontato la psichiatra – diceva di essere stata rapita e segregata al monte Ortobene, ma non riuscivamo a capire se si trattava di un delirio. Disposi il ricovero per precauzione, e avvisai primario, dottor Giraldi. La signora continuava a raccontare di essere rimasta legata a una sedia per diversi giorni, al monte Ortobene, e di essere stata nutrita solo con scatolette». Il processo riprenderà a settembre: in quella occasione verranno sentiti altri quattro psichiatri della difesa ed è stata citata anche la persona offesa che tuttavia da almeno tre udienze non si riesce più a trovare. È tornata in Francia, ma finora non ha ancora ricevuto la notifica relativa alla sua chiamata a deporre in udienza. (v.g.)

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