La Nuova Sardegna

Nuoro

Una commissione d’inchiesta sull’esproprio costato il doppio

di Francesco Pirisi

Il consiglio comunale vuole chiarire la vicenda dell’area adiacente alla caserma dei vigili del fuoco Nel 2007 la giunta Zidda acquisì il terreno, ora il Comune è condannato a pagare quasi tre milioni

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NUORO. L’area su cui realizzare la strada per collegare al nucleo urbano la nuova caserma dei vigili del fuoco è costata troppo e qualcuno potrebbe avere colpa del salasso. L’amministrazione guidata da Andrea Soddu pensa proprio questo, tanto che ha nominato una commissione d’indagine conoscitiva all’interno dell’assemblea civica. La presidenza è stata affidata all’esponente di minoranza Peppe Montesu. Martedì 5 gennaio la prima riunione. Oggetto della ricerca è scoprire le ragioni di quei 2 milioni 737mila euro da pagare a 22 eredi delle famiglie Guiso-Lostia-Bolzoni, proprietari dell’area di Funtana Buddia, espropriata nel 2007, quando a guidare l’ente municipale era il democratico Mario Zidda. Una superficie di 6mila e 600 ettari, parallela all’asse attrezzato, dietro i centri commerciali aperti sulla via don Bosco. L’indennità definitiva è stata stabilita nell’ottobre del 2014 dalla Corte d’Appello di Sassari, con sentenza passata in giudicato sei mesi dopo, considerato che nessuna delle parti ha ricorso in Cassazione. Per il Comune, l’obbligo imposto dal giudice di saldare il debito ai comproprietari del terreno, con una “tariffa” di 400 euro a metro quadro. Tanto che proprio nell’ultima seduta del 2015 l’assemblea di via Dante ha ratificato la delibera di giunta, con cui si chiede un’anticipazione alla Cassa depositi e prestiti, per poco più di tre milioni di euro.

L’amministrazione tuttavia confida ancora di avere uno “sconto” dai Guiso-Lostia-Bolzoni. L’assessore del Bilancio Raffaelina Denti: «L’obiettivo non è semplice da raggiungere, ma noi ci proveremo. La soluzione migliore per il Comune e per la città certo andava trovata prima, quando era a portata di mano, invece che insistere su una causa giudiziaria che ha portato i costi a lievitare oltre misura».

Le parole dell’assessore fanno tornare di diverse tappe indietro nel percorso della vicenda. Nel 2007 l’esproprio per pubblica utilità. Decisione giustificata dalla necessità di dare un collegamento funzionale tra il nucleo urbano e la caserma dei pompieri. Ai proprietari però non vanno bene i 60 euro a metro quadro che sono la stima dell’ufficio comunale. Tanto che impugnano l’atto e chiedono un lodo arbitrale al tribunale. Decideranno tre periti, uno dei quali nominato dall’organo giudiziario e due dalle parti. La spunta la valutazione del tecnico del tribunale, che chiude i conti a un milione e 258mila euro, accettati dai proprietari.

Il Comune da parte sua ricorre in appello, con l’avvocato Marcello Mereu. A Sassari però il responso non torna a favore delle attese del Comune. La Corte lo condanna a pagare i 6600 metri di Funtana Buddia con 2milioni e 737mila euro, il 20 per cento dei quali da girare all’erario: il doppio di prima. Ma non basta, perché ci sono le spese processuali delle parti per altri 30mila euro e la parcella dovuta al legale.

Una telenovela lunga otto anni, scritta in un malloppo di carte, tecniche e giudiziarie che ora passeranno nelle mani dei commissari consiliari. Più che verificare se i giudizi sono stati regolari, l’organismo valuterà se ci sono stati passi falsi e qualche occasione buttata alle ortiche. Come quella successiva alla decisione del collegio arbitrale. I proprietari ricordano: «Abbiamo manifestato al Comune la scelta di accettare la valutazione del perito del tribunale, nonostante la stima fosse inferiore a quella del nostro tecnico. Questo per evitare il prolungarsi della contrapposizione. Ma loro non hanno accettato». Inutile l’arbitrato e vanificata la possibile transazione.

Gli amministratori ne sono consapevoli, ma non sono rassegnati. Ancora Raffaelina Denti: «Chiederemo uno sconto a quanto deciso dal giudice, con la motivazione che i proprietari hanno avuto un vantaggio per l’apprezzamento delle aree limitrofe».

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