Il cuore ogliastrino di Francesca Deidda
La campionessa di nuoto sincronizzato parla delle sue origini jerzesi e del sogno delle Olimpiadi
JERZU. Quando la danza sull'acqua diviene bellezza. Semplice, leggera, delicata e sinuosa. Francesca Deidda si libra con eleganza. Disegna figure, avvitamenti, torsioni e movimenti. La sintonia è perfetta. Sopra e sotto il pelo dell’acqua. Sente il suo corpo. Sente la musica. Sente le sue compagne. E vola.
Ventitré anni di passione, di lavoro e sacrificio, di gioie e sofferenze. Una solo amore: il nuoto sincronizzato. L’acqua è il suo elemento. È la sua stessa vita. In lei vive, sente il cuore battere, afferra l’energia e parla al mondo intero. Tutto il resto è arte. Si accende nei suoi occhi, sul suo sorriso, nelle sue mani posate, nelle remate forti, fino a svettare dritta e maestosa come una regina.
Orgoglio di mamma Maria Assunta, originaria di Nulvi, e di papà Gian Piero, jerzese doc. A 12 anni prova con le competizioni interregionali. E non sbaglia. Nel 2008 arriva la prima medaglia ai campionati italiani juniores. Sembra un fulmine a ciel sereno, ma non lo è: la convocazione in nazionale è la mossa vincente del Ct che vede in lei il futuro raggiante del nuoto italiano. Il resto è allenamento, costanza, sudore e determinazione.
Vince il concorso per entrare a far parte del corpo sportivo della polizia. Così lo sport diventa anche lavoro. Tecnico, libero, libero combinato. Le prove di squadra si succedono. Lei c’è. Anche a Berlino.
Una freschezza e una semplicità che rendono la sirena ogliastrina astro luminoso nel panorama sportivo mondiale: «È iniziato tutto per caso, a 7 anni, quando ho visto le giovani sincronette della Promogest, società a cui appartengo, allenarsi. Adesso di anni ne ho 23, ma la passione non è ancora svanita, anzi! L'acqua è diventata il mio nuovo mondo, la mia amica e nemica allo stesso tempo: ha conosciuto tutte le mie gioie e i miei dolori, le mie risate e le mie lacrime, le mie soddisfazioni e le mie delusioni. Sono entrata a far parte della nazionale italiana nel 2008, prima come juniores e adesso da assoluta».
«Ormai – continua la campionessa – passo tutte le mie giornate in piscina: mi alleno 8/9 ore al giorno, sei giorni su sette, sto lontana da casa quasi tutto l'anno. Diciamo che non è una passeggiata, i sacrifici sono tanti, la fatica altrettanto, per non parlare della nostalgia di casa e degli amici, ma quando si hanno passione, sogni e obbiettivi, passa tutto in secondo piano».
«Devo ringraziare – conclude Francesca Deidda – la mia allenatrice Anna Abate che ha sempre creduto in me: è lei la mia vera forza. Questo per me è un anno molto importante: parteciperò al torneo di qualificazione per le Olimpiadi di Rio. Partecipare ai giochi olimpici è l'obbiettivo di ogni atleta: portare in alto il nome dell'Italia e della Sardegna nella competizione più ambita sarebbe la realizzazione di tutti i miei sogni e il fruttare di tutti i sacrifici fatti fino ad ora. Per cui non posso che tenere duro e incrociare le dita!».
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