Gusai: penalizzati dalla vecchia politica

Gian Pietro Gusai

Elezioni comunali a Siniscola: l’autocritica del chirurgo che ha proposto un modello alternativo di sviluppo con la lista Identità e Rinnovamento

SINISCOLA. A una settimana dal voto che ha visto l’affermazione di Gianluigi Farris, dopo Antonio Satta di Zente Nova un altro candidato sindaco, quello di Identità e Rinnovamento, decide di lasciare al primo dei non eletti il posto in consiglio comunale. In questa intervista Gian Pietro Gusai, 50 anni, medico del “San Francesco”, esperto di chirurgia robotica con formazione ed esperienze internazionali, ne spiega i motivi.

Prima delle elezioni lei e la sua lista sembravate i favoriti. Invece siete arrivati secondi, e la lista Farris ha ottenuto il doppio dei consensi. Un errore di valutazione evidente.

«Sicuramente. In questi giorni il mio gruppo si è riunito per analizzare il risultato, e l’autocritica è al primo posto. A cominciare da quella sorta di gemellaggio con il partito socialista che ha oscurato la nostra immagine di rinnovamento. Noi volevamo intercettare una forza politica che però era troppo personalizzata nella figura dell’ex sindaco Rocco Celentano, molto invisa all’interno della comunità, come si è dimostrato. È l’errore originale che sta alla base della nostra campagna elettorale e ci ha fatto diventare un facile bersaglio di attacchi spesso scomposti».

Dunque Celentano non era il fulcro della vostra alleanza.

«Non lo era per nulla. Mi chieda se mi ha chiamato per esprimermi solidarietà dopo le elezioni: la risposta è no. Noi volevamo davvero essere una forza innovatrice, portare un modello di sviluppo e di fare politica differente rispetto al passato, senza clientelismi e personalizzazioni. Siamo entità distinte».

Avete provato a fare un’alleanza con il Pd?

«Sì, più volte. Inizialmente del resto abbiamo aperto le porte a tutti, anche a Orgoglio Siniscola. Con il Pd abbiamo cercato inutilmente di spiegare all’ex vice sindaco Lucio Carta e alla segreteria del partito che noi partivamo da un concetto fondamentale: doveva esserci un rinnovamento, a cominciare dalle persone».

Il successo di Farris da cosa nasce?

«A mio avviso dal populismo che abbiamo visto dilagare dappertutto a queste amministrative. Ma anche dal fatto che le beghe interne hanno portato una parte del Pd a convogliare il proprio elettorato su Farris. I famosi 1200 voti che Orgoglio Siniscola si è ritrovato in più nascono anche da lì. Poi c’è stato l’appoggio di vari potentati locali, anche da parte di chi dovrebbe stare al di fuori della politica, ai quali penso che in un modo o nell’altro la nuova amministrazione dovrà dare risposte».

Vi hanno accusato di aver volato un po’ troppo alto e di aver proposto un programma lontano dalla realtà e dai bisogni della gente.

«Il programma prevedeva un connubio tra identità e cultura. La nostra concezione del turismo per esempio è lontana dalla svendita del territorio: riteniamo che il soggetto attivo debba essere la comunità, con la sua identità e il suo modo di proporsi, soprattutto in un contesto ambientale straordinario qual è il nostro. Siamo contrari alla cementificazione della costa, ma non alla ripresa dell’edilizia. Era nostra intenzione riqualificare il centro storico, piuttosto che creare nuovi condomini in riva al mare. Siniscola ha perso la sua memoria, e senza memoria non c’è storia, né futuro».

Un’altra critica è di aver sottovalutato la crisi, almeno tra i temi della campagna elettorale. Conosce i numeri della disoccupazione a Siniscola?

«So che sfiora il 37 per cento, che su una forza lavoro potenziale di 7700 persone abbiamo 3600 disoccupati e 660 inoccupati, e che le donne sono il 5% in più. Non ho sottovalutato il problema, come può notare. Ma il nostro era un programma in prospettiva. Il nostro modello di sviluppo non è basato sull’assistenzialismo, ma sull’offrire idee e mezzi per aiutare le persone a camminare con le proprie gambe. Un modello di sviluppo oltre gli ammortizzatori sociali».

L’hanno accusata di comportarsi come un marziano, un medico lontano dalle dinamiche locali. Di essere uno snob, insomma.

«Non sono uno snob, sono il sesto di otto figli di un padre muratore e di una casalinga che con il loro impegno hanno permesso a me e ai miei fratelli di laurearci e trovare una sistemazione. Se ho messo l’asticella un po’ più in alto l’ho fatto sulla base dell’esperienza personale, e perché voglio bene a questa comunità. Continuo a pensare che la conoscenza sia alla base del nostro essere, che desiderare il meglio non sia presunzione, ma una spinta per migliorare se stessi e la propria comunità. Se ho sbagliato, è perché ho creduto di poter rappresentare un modello di riscatto sociale».

Un anno fa lei era candidato alle elezioni amministrative di Nuoro con il centro sinistra guidato da Sandro Bianchi. Ora, con le dimissioni di Selloni, il posto di consigliere le spetta di diritto. Cosa farà?

«Prendo atto che a Siniscola la mia idea non è passata. Il gruppo di cui faccio parte mi ha chiesto di fare un passo indietro, ed è ciò che farò. Il mio impegno continuerà in prima persona con Identità e Rinnovamento, che diventerà un’associazione. E in consiglio a Nuoro, che con la riforma degli enti locali assume un ruolo guida per il futuro del territorio, dunque anche di Siniscola».

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