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cronaca

Il Dna “sparito” torna a casa sotto scorta

Il procuratore di Lanusei, Biagio Mazzeo, ha disposto il trasferimento di dati e campioni al Parco Genos di Perdasdefogu


25 maggio 2022 di Giusy Ferreli


LANUSEI. Il Dna degli ogliastrini è tornato sotto scorta a casa, nel laboratorio del Parco Genos di Perdasdefogu, con una serie di accorgimenti tecnici per evitare di degradare i campioni del prezioso materiale genetico spariti, non si sa bene quando, in una delle tormentate fasi della vicenda che hanno caratterizzato la storia della biobanca, e ricomparsi lo scorso settembre in un laboratorio dell'ospedale San Giovanni di Dio a Cagliari.

Le operazioni di trasferimento delle provette sono state effettuate dai carabinieri della Compagnia di Jerzu coordinati dal capitano Giuseppe Merola su esecuzione di un decreto del Procuratore della Repubblica di Lanusei Biagio Mazzeo che, dalla scorsa estate, si sta occupando dello strano caso del parco genetico ogliastrino. Il provvedimento del procuratore, disposto per autorizzare il "cambio di residenza" del Dna, si è reso necessario in seguito ai problemi tecnici delle celle frigorifere ospedaliere e risale al 21 aprile scorso.

I militari hanno dovuto affrontare una serie di complesse procedure prima di dare il via al trasloco. Prima tra tutte quella di individuare una ditta specializzata, la Farmaservice, in grado di effettuare il trasporto dei campioni a determinate temperature; occorreva poi coordinare la presenza in loco dei custodi nominati dall'autorità giudiziaria e gestire logisticamente il viaggio, di breve durata ma decisamente impegnativo. E ieri mattina, alle 8:30, i militari del Nucleo operativo sono partiti alla volta di Cagliari, destinazione il San Giovanni di Dio. Qui ad aspettarli c'erano i campioni e il furgone della Farmaservice che, portato a termine rapidamente il trasbordo, è partito alla volta dell'Ogliastra con il codice genetico di oltre diecimila abitanti che vivono nei paesi della Blue zone, la terra dei centenari, codice genetico suddiviso in 20mila provette. Tutto è andato come nei piani e, nel primo pomeriggio, il furgone è arrivato nella sede della biobanca dove i campioni vengono conservati a meno 80 gradi.

A prenderli in consegna il tecnico di laboratorio e unica dipendente di Parco Genos, Debora Parracciani. Fu lei, lo scorso 10 agosto, a segnalare per prima la scomparsa delle provette poi sequestrate dall'autorità giudiziaria assieme agli uffici e all'altro prezioso materiale come l'archivio composto dai registri sullo stato di salute di ogni donatore e la ricostruzione degli alberi genealogici dal 1700 a oggi, quest'ultima realizzata grazie ai dati incrociati della Diocesi d'Ogliastra e dei comuni interessati. La banca custodisce i 230mila campioni del progetto che faceva capo alla società Shardna messa in liquidazione 6 anni fa. Ad aggiudicarsi l'acquisto, lo scorso anno e tra mille polemiche, la Tiziana Life Sciences, azienda di biotecnologie con sede a Londra.

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