La Nuova Sardegna

Nuoro

Quel tragico 1967 in Barbagia: sei poliziotti uccisi

di Alessandro Mele
Quel tragico 1967 in Barbagia: sei poliziotti uccisi

Cerimonia religiosa per ricordare gli agenti caduti in servizio Il dolore ancora vivo dei familiari. Grande partecipazione

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NUORO. «Vogliamo ricordare dei fratelli che hanno abbracciato l’ideale di servire lo Stato e che sono stati chiamati alla responsabilità verso il prossimo. È doveroso commemorarli con un memoriale che lasci vivo il ricordo di cinquant’anni fa: un periodo tragico per la Barbagia che porta con se una testimonianza senza tempo». Questo il messaggio di don Michele Pittalis, cappellano della polizia, nel corso della celebrazione, nella chiesa di San Giuseppe, in memoria di sei poliziotti caduti tragicamente nel corso del 1967, cinquant’anni fa. Nel giro di pochi mesi sei agenti di polizia, tutti giovani, erano morti in conflitti a fuoco nel territorio di Nuoro. Vittime degli anni più brutti e sanguinosi del banditismo sardo.

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La giornata del ricordo è stata voluta l’Associazione nazionale polizia di Stato insieme alla Polizia italiana che nel suo 165° anniversario ha realizzato una serie di giornate in tutta Italia per commemorare le 2600 vittime per cause di servizio registrate nell’archivio del ministero dell’Interno.

«L’associazione – ha spiegato il presidente Guerino Caronia – con questa commemorazione vuole trasmettere alle nuove generazioni di poliziotti l’ orgoglio dell’appartenenza e la dedizione al servizio e al sacrificio per la sicurezza dei cittadini».

Michele Servodidio, Giovanni Bianchi, Giovanni Mannu, Pietro Ciavola, Antonio Grassia e Giovanni Tamponi sono morti in Barbagia tra il febbraio e il novembre del 1967 in alcuni degli innumerevoli conflitti a fuoco con i banditi che in quegli anni, a cavallo tra il Sessanta e l’Ottanta, avevano insanguinato le campagne del centro Sardegna. Per arginare le scorribande dei malviventi all’epoca dei sequestri di persona, dando vita a un’epopea fatta di miti e soprattutto di paura su tutto il territorio nazionale. A distanza di mezzo secolo, si sono voluti celebrare questi sei eroi, sei servitori dello Stato che avevano perso la vita in episodi di violenza che avevano riempito le pagine di cronaca nera in quel terribile periodo.

Hanno partecipato alla cerimonia religiosa i parenti dei caduti nei conflitti a fuoco con i banditi, ma anche loro vittime del macchinoso sistema di quegli anni turbolenti. E il messaggio corale è uno solo: «Pur andando avanti è difficile dimenticare di aver perso persone importanti delle nostre famiglie nel fiore della giovinezza in uno dei periodi più bui dell’età contemporanea sarda». A questo appuntamento con la storia non sono volute mancare anche le associazioni d’arma: carabinieri, guardia di finanza e altre forze di polizia con i labari e in divisa, arrivate anche da altre provincie della Sardegna insieme a tanti altri cittadini e agenti tutt’oggi in servizio che hanno manifestato la propria vicinanza ai familiari. In chiesa è giunto anche il personale saluto di Claudio Savarese, presidente nazionale dell’Associazione polizia di Stato: «La cerimonia – recita la lettera letta dal consigliere nazionale Sergio Lisci – è la naturale realizzazione di uno dei nostri principi: la custodia della memoria e dei valori della Polizia di Stato che passa attraverso il culto dei suoi numerosi caduti. Si celebre il cinquantesimo anniversario delle feroci uccisioni di colleghi accomunati dal giuramento di fedeltà alla Patria, morti per compiere il loro dovere. Ricordarli è un obbligo per il Paese, onore dunque a questi martiri della nazione».

Alla cerimonia era presente il questore Massimo Colucci accompagnato dalla vicequestore vicario Giusy Stellino, il presidente del Tribunale, Vincenzo Amato, il procuratore della Repubblica, Andrea Garau, il comandante della guardia di finanza, colonnello Antonello Urgeghe, i carabimnieri e, in rappresentanza del sindaco, assente perchè in missione in Libano, x’era il consigliere comunale Graziano Siotto.
 

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