La Nuova Sardegna

Nuoro

Appropriazione indebita imprenditore a processo

di Kety Sanna
Appropriazione indebita imprenditore a processo

L’Ati aveva vinto il contenzioso contro il Comune per il palazzetto dello sport  Capofila la “Giorgi Antonio e C.” che aveva effettuato la ripartizione delle somme

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NUORO. È legato a doppio filo con la storia infinita del palazzetto dello sport di Nuoro il processo che si è tenuto ieri mattina davanti al giudice monocratico Antonella Useli Bacchitta e che vede sul banco degli imputati Giulio Giorgi, chiamato a rispondere del reato di appropriazione indebita. Stando all’accusa l’imprenditore, difeso dall’avvocato Basilio Brodu, avrebbe con finalità di profitto o altro vantaggio, agevolato la propria impresa e quella del padre a seguito dell’esito del contenzioso contro il Comune di Nuoro che andava a favore dell’Associazione temporanea di imprese, della quale la Giorgi Antonio e C, era capofila del cantiere.

L’antefatto L’Ati (formata da quattro imprese) si era aggiudicata i lavori per la definizione del palazzetto dello sport con un sostanzioso ribasso: da 7 a 5 miliardi, ma nel 1999 aveva deciso di smontare il cantiere e avviare un braccio di ferro giudiziario con l'amministrazione, lasciando, di fatto il “palazzetto” incompiuto. In tribunale l’impresa si era viste riconosciute le proprie ragioni tant’è che nel 2010 il Comune era stato condannato a pagare tre milioni 156mila euro. Un’ordinanza della corte d’appello di Sassari aveva poi stabilito il risarcimento immediato di un milione 885mila euro e che il restante milione e 400mila euro venisse garantito, in attesa della sentenza d’appello, con polizza fideiussoria.

Il processo Ebbene, con la definizione del contenzioso e l’arrivo della prima tanche del risarcimento, Giulio Giorgi avrebbe fatto fronte al pagamento delle competenze dei soggetti che avendo contribuito alla “vittoria” dell’Ati contro il Comune, avevano avanzato giuste pretese. Ma secondo gli altri componenti dell’associazione,compito della ripartizione delle somme tra i vari soggetti non sarebbe dovuto spettare all’impresa capofila, bensì al Comune. E proprio in quella fase l’imputato si sarebbe reso responsabile di appropriazione indebita a favore della ditta di famiglia.

Tesi contro la quale si è opposta la difesa, pronta a provare come Giorgi abbia invece diviso in parti uguali le somme avute dal Comune come risarcimento. Ieri è stato sentito in aula Antonio Giorgi, padre dell’imputato che davanti al giudice ha ripercorso a grandi linee, la storia del palazzetto nuorese e riferito degli incarichi dati a due avvocati romani perché seguissero il procedimento dell’Ati contro l’amministrazione barbaricina. Quegli stessi soggetti che si sarebbero visti accreditare sul proprio conto, attraverso bonifico bancario, i compensi da parte di Giorgi per il lavoro svolto. Prossima udienza il 17 aprile 2018.

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