«Nessun caso Covid a Lodè il dato ufficiale va corretto»

Il commissario straordinario scrive al Dipartimento di prevenzione dell’Ats All’origine dell’errore statistico la morte di coronavirus dell’ex parroco don Melis

LODÈ. Un banalissimo errore materiale che rischia di impantanare la ripartenza delle piccole attività economiche del paese. A sollevare il caso, davvero singolare e unico in tutta Italia, è il commissario straordinario Mario Carta, alla guida del Comune di Lodè dopo le dimissioni anticipate del sindaco Graziano Spanu, quasi un anno fa. «In questo Comune non si è verificato (e non è in corso) alcun caso di positività al virus Covid.19» segnala Carta. Costretto a prendere carta e penna e a mettere nero su bianco per chiedere la rettifica dei dati statistici riportati «nel sito web della Regione Sardegna e, quel che è peggio, nei documenti ufficiali dell’Istituto superiore di Sanità (come risulta nella tabella sul Numero dei casi diagnosticati per Comune, dove con colore rosa tenue figura il dato tra 1 e 4 casi), viene indicata la presenza di un caso di Covid-19 in questo Comune».

Fortunatamente, invece, Lodè è ed è sempre stato un paese Covid free. Tutto è filato liscio, insomma, la quarantena è andata per il verso giusto. Il paradosso, ora, è che proprio la Fase 2 rischia di creare problemi a causa di quel dato ufficiale sbagliato. La riapertura delle attività che forniscono servizi alla persona, quali sono estetiste e parrucchieri, resta legata, infatti, al cosiddetto indice Rt, un indice che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, in questo caso il coronavirus. Lodè ha un indice Rt inficiato da un dato sbagliato ab origine per via di una erronea trasmissione tra uffici Assl-Ats. «Mi preme precisare – scrive il commissario Mario Carta al direttore del Dipartimento di prevenzione zona centro Ats Sardegna Alberto Puggioni – che se il caso segnalato si riferisce alla persona di G.M., nato a Nuoro nel 1948 e di recente deceduto, lo stesso non può essere attribuito a questo Comune poiché la persona menzionata, pur avendo abitato in questo Comune, già a partire dal 15 settembre 2016 è emigrato a Nuoro». Il riferimento è a don Giovanni Melis, parroco di Lodè dal 2012 al 2016, morto di coronavirus il 30 marzo scorso all’ospedale di Nuoro. Dal 2016 il sacerdote era chiaramente tornato alla sua città natale, ma il cambio di residenza non era stato riportato nella carta d’identità visto che dal 2013 non è più necessario indicarlo nel documento personale. Un cavillo burocratico a cui non ha di certo badato chi ha trasmesso i dati di morte alla Regione e poi all’Istituto superiore di Sanità. Per questo il commissario di Lodè chiede all’Ats «le opportune azioni affinché venga operata la necessaria rettifica».

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