Fanghi di Magomadas, nuovo esposto in Procura

I comitati chiedono di valutare un possibile sequestro preventivo dell’impianto Il dossier punta il dito anche sulla valutazione dell’impatto ambientale  

MAGOMADAS. Un corposo dossier consegnato alla Procura di Oristano e la richiesta di valutare la possibilità di un sequestro preventivo dell’impianto. È questa la mossa calata dal comitato AcquaBeneComune di Planargia e Montiferro e Italia Nostra Sardegna onlus sull’intricata vicenda dei fanghi da depurazione provenienti dalla Puglia e trattati dalla Geco srl nel sito industriale collocato a ridosso dei Comuni di Tresnuraghes, Flussio e Magomadas. In quell’angolo di terra sarda dove la coltivazione della preziosa Malvasia è la tipicità locale e insieme il biglietto da visita di un patrimonio ambientale incorniciato dal mare, la battaglia inaspettata intrapresa dai residenti è quella per la tutela della sua salubrità e la difesa della qualità della vita. Da un anno, con l’avvio delle attività dell’impianto autorizzato al trattamento di 80mila tonnellate di fanghi da depurazione destinati alla produzione di ammendante per l'agricoltura, la quiete ha infatti ceduto il passo allo scontro, alle divisioni e alle immancabili tensioni. Da una parte le ragioni di chi fa impresa, dall'altra le ripercussioni e i disagi di chi vive il territorio. Alle proteste di cittadini e comitati, sono seguite le azioni del Comune di Magomadas – unico ente istituzionale fino ad ora ad aver assunto una posizione netta sul caso - e del Consorzio per la tutela della Malvasia di Bosa. Il primo ha presentato diffide legali alla provincia di Oristano, al direttore della Assl e al direttore del dipartimento territoriale dell’Ats Sardegna, mentre il Consorzio ha scelto la via del ricorso al Tar. A completare un quadro che fotografa un territorio che rifiuta l’accettazione supina di un’attività di trattamento dei fanghi a due passi dai centri abitati, arriva anche l’esposto presentato da AcquaBeneComune e Italia Nostra Sardegna Onlus: «Nel dossier si chiede che venga valutata la condotta dell’autorità amministrativa che non ha effettuato una reale valutazione di impatto ambientale e del settore Ambiente della Provincia di Oristano che ha disatteso i rilievi di Arpa Sardegna – si legge nel comunicato diffuso dai comitati – la denuncia richiama il contesto normativo in cui la vicenda si inquadra, evidenzia la stranezza di una discarica collocata nel cuore della Sardegna, che smaltisce fanghi di provenienza dalla Regione Puglia. Questo fatto già a priori avrebbe dovuto destare perplessità, vuoi rispetto ai maggiori costi di trasporto che implica, vuoi rispetto alla maggior difficoltà di controlli a monte sulla effettiva provenienza e stabilizzazione dei fanghi. L’esposto rileva inoltre il pericolo Covid-19 nei fanghi di depurazione, come raccomandato nel rapporto dell’Iss».

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