Bosa, impegno dell’Ats sul reparto di anestesia

Nota del commissario della sanità Giorgio Steri: il servizio deve essere garantito Ma resta irrisolto il nodo della ripresa delle attività ambulatoriali in ospedale 

BOSA. Il servizio di anestesia dell’ospedale Mastino va garantito anche ricorrendo agli istituti contrattuali della premialità. Lo scrive il commissario straordinario dell’Ats Giorgio Steri al direttore generale e al direttore dei presidi ospedalieri, Mariano Meloni e Nicola Orrù, in una missiva che arriva sul tavolo della riunione straordinaria tenutasi a Bosa lunedì sera, presenti i sindaci Piero Franco Casula e di Tresnuraghes, primario del reparto di medicina dell'A.G. Mastino, Gian Luigi Mastinu; il chirurgo in veste di sindacalista Cimo Silvio Tanda, e il consigliere regionale Alfonso Marras. L’attenzione e le preoccupazioni restano comunque ai massimi livelli, e sul tema sanità non mancano le note polemiche di Rosalia Acca del gruppo Per Bosa e della rappresentante sindacale dello Fsi-Usae Beatrice Mura. Tra gli argomenti della riunione di lunedì una nota formale di marzo, firmata dal direttore del dipartimento attività ospedaliere dell'Ats, che considerava il Pronto Soccorso dell’A.G. Mastino come Punto di primo intervento.

La missiva del responsabile dell’Ats Steri chiarisce che quello di Bosa è un Pronto Soccorso di Presidio di Base di zona disagiata, già dal 2017. Resta però da definire il rebus della carenza di internisti e quella del riavvio dei servizi ambulatoriali in ospedale, temi da discutere con l’assessore alla sanità Mario Nieddu, annunciano al termine dell'incontro. Con esiti da primo passo in direzione di “Obiettivi importanti, quali il mantenimento e potenziamento dei servizi ospedalieri e territoriali”, commenta Alfonso Marras.

Le reazioni dopo l’incontro di Bosa non tardano ad arrivare. Una riunione “a porte chiuse e con pochi amici, organizzata dal Sindaco Casula in modo poco istituzionale e per niente rispettoso dell’impegno profuso in consiglio dai diversi schieramenti”, stigmatizza in una nota Rosalia Acca. “Non possiamo dichiarare che i servizi sanitari siano migliorati anzi, ai problemi cronici di carenza di personale e adeguamento strumentale si è aggiunta la problematica Covid, che sta causando l’immobilismo totale dei servizi ambulatoriali. Bisogna dare la possibilità a tutti i cittadini al più presto di potersi curare, esistono tante patologie e i pazienti sono stufi di aspettare o di prenotare altrove per vedere soddisfatti in tempi brevi i propri bisogni di salute”, chiude Rosalia Acca.

Beatrice Mura dello Fsi-Usae esprime “rammarico” per il mancato invito e ricorda l’impegno del sindacato “Da subito espressi totale disaccordo chiedendo la rettifica della delibera, che decretava una serie di chiusure di servizi essenziali e vitali per la popolazione. Parlarne dopo tre mesi è un po’ tantino, sicuramente le Istituzioni avrebbero dovuto farlo prima. Auspico che ai prossimi incontri e riunioni possano essere invitati tutti indistintamente senza colori nè sindacali, nè politici».

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