Coltivazione di marijuana, giudizio immediato per sei

NUORO. Giudizio immediato, il 29 ottobre davanti al giudice monocratico del tribunale di Sassari, per le persone coinvolte in un filone dell’inchiesta che ha interessato la colonia penale di Mamone e...

NUORO. Giudizio immediato, il 29 ottobre davanti al giudice monocratico del tribunale di Sassari, per le persone coinvolte in un filone dell’inchiesta che ha interessato la colonia penale di Mamone e che la prima settimana di luglio aveva portato, a Nuoro, all’arresto di cinque persone (tra cui un impiegato amministrativo e un poliziotto penitenziario) accusate a vario titolo di peculato, ricettazione e coltivazione di marijuana. Ad altre due persone (due sorelle) era stata invece imposta la misura cautelare dell’obbligo di dimora per coltivazione di stupefacenti. Quest’ultimo reato ha spostato la competenza territoriale al tribunale di Sassari, perché la piantagione di marijuana – 240 piante di cannabis indica – sarebbe stata scoperta all’interno di un capannone-ovile nelle campagne di Mores, nella località “Preddas Fittas”. Ad altri tre indagati è contestata anche la coltivazione «di un numero imprecisato di piante di cannabis» – scrive il gip di Sassari Michele Incani – stavolta all’interno di un terreno tra Bonorva e Giave.

L’indagine era partita dopo il ritrovamento, nel 2017, di otto cellulari e di marijuana in una delle diramazioni di Mamone. Davanti al giudice dovranno presentarsi Giuseppino Contu, di Onanì, dipendente amministrativo e al vertice dell’ufficio in cui passava la gestione delle merci in ingresso e uscita di Mamone; Vito Maurizio Cossu di Sindia, (ex detenuto della colonia), Mauro Chessa, di Isili, e Mauro Pinna, detto “l’agronomo”, tutti agli arresti domiciliari, Elena Tolu, moglie di Contu, e la sorella Maurizia (entrambe sottoposte all’obbligo di dimora), residente a Mores, moglie di Pasquale Giorgio Turtas, allevatore 60enne originario di Bitti ma residente a Mores che ha patteggiato 13 mesi per la piantagione di “Preddas Fittas”. Sono difesi dagli avvocati Antonio Secci, Angelo Merlini, Giovanna Serra, Ivano Iai, Roberto Sanna, Herika Dessì e Gianfranco Congiu.

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