Oliena, un vino dedicato a Corbeddu

Il paese dedica un Cannonau al celebre bandito morto alla fine dell’Ottocento

OLIENA. Giovanni Corbeddu è morto nel 1898. Ma è vivo e vegeto nell’immaginario popolare ma non solo. Mito e leggenda lo hanno reso immortale e il suo nome va decisamente oltre la sua storia di bandito “sociale” di fine Ottocento ucciso dal fuoco di un tiratore scelto dell’Arma quando si trovava alla macchia. Il suo appellativo sopravvive e risuona continuamente nell’archeologia, nella speleologia della grotta nella valle di Lanaitho che porta il suo nome, ma anche nella documentaristica cinematografica e ora anche in un vino. Un cannonau Nepente che si chiama Bandidu e che del fuorilegge porta nell’etichetta l’immagine romantica arrivata fino a oggi. Tutti questi argomenti – a tratti davvero avvincenti – sono stati affrontati domenica pomeriggio nel cuore del Supramonte di Oliena a due passi da quella grotta dove Giovanni Corbeddu Salis ha vissuto i suoi 18 anni di latitanza. Una giornata iniziata in mattinata con le visite guidate alla grotta Corbeddu e ripresa nel pomeriggio con la tavola rotonda a più voci. Un appuntamento iniziato con le parole dell’assessore al Turismo Guglielmo Puligheddu che ha fatto sintesi sulle varie iniziative che riguardano Corbeddu e di quanto sia importante per lo sviluppo anche futuro di Oliena quel luogo ricco di fascino e suggestioni che ha ospitato l’incontro molto partecipato. Poi sono stati Giancarlo Carta, geologo e direttore della rivista Gruttas e Nurras e del direttore della cineteca sarda Antonello Zanda a rievocare il periodo d’oro di fermenti ed iniziative che portò alla realizzazione del documentario “Corbeddu” del 1975, del regista olandese Luis Van Gasteren. Zanda ha anche annunciato l’uscita a breve di un volume e degli altri due documentari partoriti da quell’esperienza che si potranno così apprezzare non solo per quanto riguarda Corbeddu e la sua grotta ma che ampliano il focus alla Barbagia e alla Sardegna di quel periodo, come territorio “resistente” all’industrializzazione. Maria Antonietta Furru, si è invece soffermata sulla Grotta Corbeddu dalla preistoria alla storia, l’archeologa Gianfranca Salis su “La valle di Lanaitho e il contributo all’archeologia in Sardegna”. Invece Pasquale Puligheddu ha concluso con un interessante intervento su “Corbeddu, il bandito sociale” tra fonti e anedottica che spiegano perché il mito resista ancora. E diventa anche un vino da apprezzare nel Bandidu che è stato presentato ufficialmente. Il vino, dell’Anonima Cantine di Luigi Columbu e Gianfranco Deiana, presentato durante una degustazione guidata dal sommelier Ais Antonio Massaiu che lo ha promosso e visto notevoli margini di miglioramenti. (l.u.)

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