«Le nostre bestie moriranno di stenti»

L’appello dei pastori in quarantena: abbiamo bisogno di un permesso speciale per poter accudire gli animali

NUORO. L’appello dei pastori barbaricini rompe il silenzio della campagna: «Di questo passo centinaia di bestie rischiano di morire di fame». È il grido di dolore degli allevatori in quarantena fiduciaria o risultati positivi al Covid 19 ma asintomatici, che chiedono a gran voce un permesso speciale per poter accudire le proprie bestie. «Ogni giorno che passa la situazione nelle aziende diventa sempre più complicata – raccontano alcuni allevatori positivi al Covid 19 –. Non possiamo andare a lavorare con il rischio che centinaia di poveri animali muoiano di fame. È inammissibile che ad oggi, dopo l’esperienza del lockdown non si sia trovata alcuna soluzione per preservare la vita delle bestie». Sono tanti i pastori attualmente in quarantena perché venuti a contatto con positivi o perché hanno contratto il virus, ma che risultano far parte dei cosiddetti asintomatici, che dopo giorni di richieste e appelli si trovano sull’orlo della disperazione, costretti ad assistere senza poter far niente alla morte per stenti dei propri animali, abbandonati a se stessi senza acqua e mangime. Un destino crudele dal quale sembra non esserci scampo.

«Abbiamo contattato ripetutamente il Servizio di Igiene pubblica per capire cosa potevamo fare, ma le risposte sono state pressoché deludenti – aggiungono gli allevatori –. Ciò che ci è stato detto è che un permesso simile non può darlo nemmeno il Prefetto, consigliandoci dunque di arrangiarci». Con centinaia di pecore, mucche e capre da nutrire, accudire, mungere e far procreare diventata davvero difficoltoso affrontare una possibile quarantena, perché a rischio c’è la vita degli animali. «Fermo restando che chi lavora nelle campagne non conosce ferie, feste o riposo, ci troviamo nella fase più delicata dell’anno per il settore ovino-caprino – rincara il direttore della Coldiretti Nuoro Ogliastra, Alessandro Serra –. In questo periodo gli animali stanno partorendo e quindi è necessaria la presenza dell’allevatore a trecentosessanta gradi – dice –. In questi casi due sono le soluzioni possibili: se c’è una casa nell’azienda l’allevatore può chiedere di passare la quarantena lì, in caso contrario è il sindaco del comune di appartenenza che ha l’autorità sanitaria per concedere in casi eccezionali e con tutte le precauzioni del caso il permesso per poter andare a dare da mangiare alle proprie bestie – spiega Alessandro Serra –. Chiediamo quindi anche al primo cittadino di Nuoro di prendere in mano la questione e cercare una soluzione per gli allevatori della sua città, così come hanno fatto altri sindaci del territorio». Le vacche vanno munte ogni giorno, almeno due volte, tutti gli animali vanno alimentati, accuditi e seguiti nel loro crescere, siano bovini, ovini, suini, polli o altro. L’allevatore non può concedersi assenze, specie se prolungate. Un semplice documento che autorizzi i pastori a recarsi in determinati orari nella propria azienda, seguendo un tragitto ben definito in cui siano evitati contatti umani.

«Il nostro è un mestiere duro, non è proprio possibile stare a casa, tantomeno per così lunghi periodi – concludono gli allevatori –. Ci appelliamo al buon senso del nostro sindaco affinché prenda in mano nell’immediato la situazione, perché ogni giorno che passa è un giorno tolto alle nostre bestie. Chiediamo un permesso speciale per accudire gli animali in piena sicurezza e nel rispetto di tutte le regole. Ma per favore non condannate le nostre bestie». Un grido di dolore che mette in luce le innumerevoli contraddizioni e problematiche dell’emergenza Covid, un nervo scoperto che giorno dopo giorno rischia di mettere in ginocchio la filiera agroalimentare del territorio.

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