Cgil, Cisl e Uil: «Gli anziani non possono morire in solitudine»

NUORO. «Tutte le strutture per anziani di qualsiasi tipo esse siano, devono essere profondamente ripensate e riorganizzate. Gli anziani non possono essere abbandonati, non possono morire in...

NUORO. «Tutte le strutture per anziani di qualsiasi tipo esse siano, devono essere profondamente ripensate e riorganizzate. Gli anziani non possono essere abbandonati, non possono morire in solitudine». È il doloroso appello che i sindacati confederali lanciano alla Regione. «Quanto sta accadendo oggi nelle strutture per anziani e disabili necessita di un intervento urgente» scrivono i segreteri territoriali della Cgil, Cisl e Uil di Nuoro, rispettivamente Gianfranco Mussoni, Pietro Bassu e Massimina Puddu. «L’elevato numero di pazienti contagiati e, purtroppo, di morti a causa della pandemia non è assolutamente accettabile» sottolineano in coro. «La Sanità nel Nuorese, già prima del Covid, era in grosse difficoltà a causa del definanziamento operato negli anni e giustificato da processi di riorganizzazione che hanno prevalentemente tagliato i servizi, senza esaminare le sopravvenute nuove necessità». Quello che i sindacalisti confederali chiamano “il depotenziamento dei servizi” «è da ritenersi inqualificabile, considerando che ad oggi, in piena emergenza sanitaria, quelli stessi servizi e la loro funzionalità sono pressoché paralizzati: tutto questo ha investito la quotidianità della popolazione mettendo in notevole difficoltà le fasce più fragili, bisognose di cure e di assistenza irrinunciabili». «È aumentato il tasso di chi rinuncia alle cure» denunciano. «Sono al collasso gli ospedali con tutti i reparti, è al collasso il territorio con tutti i Distretti socio sanitari». «Assurdo pensare che medici, infermieri e Oss possano fare un turno di 8 ore lavorative (quando non sono 10 o 12 di seguito) senza pausa per bere, per i bisogni primari e personali di ciascuno». «È indispensabile pensare a una soluzione strutturata: non si possono improvvisare reparti Covid e posti di Terapia intensiva Covid senza medici e infermieri specializzati, senza la logistica idonea per l’isolamento dei pazienti» denunciano ancora Mussoni, Bassu e Puddu. «L’ospedale da campo è una soluzione di emergenza ma – sollecitano –, deve essere accompagnato da un proprio organico specializzato. Nelle liste di attesa della sanità pubblica vi sono tempi troppo lunghi: talvolta 3-5, 12 mesi a fronte di 7-10 giorni nelle strutture private o intramoenia a pagamento».

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