La rabbia dei malati: «A rischio le cure»

Nel piazzale del San Francesco manifestazione dei pazienti oncologici contro il trasferimento del loro reparto  

NUORO. «Non si muore solo di Covid. Non esistono pazienti di serie A e di serie B. Tutti hanno pari dignità e diritto alla salute». Dolore, rabbia, delusione erano palpabili ieri mattina nel piazzale del San Francesco, dove oltre 200 persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata dall’associazione “Vivere a colori”, che da mesi porta avanti la battaglia dei pazienti oncologici contro il trasferimento del reparto da un’ala all’altra dell’ospedale. Tanti malati con le loro famiglie, molti sindaci del territorio e cittadini comuni, hanno partecipato al sit-in in difesa di una sanità pubblica ormai al collasso. E dalle finestre del San Francesco decine di lenzuoli bianchi sono stati calati in segno di solidarietà con i malati radunati giù nel piazzale. «Nonostante le battaglie fatte il trasferimento è arrivato – ha detto Michele Siotto, consigliere comunale che da anni lotta contro un tumore –. Ancora una volta abbiamo toccato con mano l’inaffidabilità della politica. Lo stesso assessore regionale un mese fa ci aveva rassicurati dicendo che Oncologia sarebbe rimasta al suo posto. E ora continuano a dirci che nulla cambierà. Pensano di gestire l’emergenza Covid e i tanti disagi di questo ospedale, come in una partita a Risiko. Ma con le vite umane non si gioca». Intanto Oncologia è stato trasferito, senza alcun preavviso, in modo perentorio. Dal secondo piano della nuova ala, tra la Rianimazione e l’Ematologia, è stato spostato al terzo piano della “torre”, nella ex Pediatria. Lascerà lo spazio per nuovi posti di terapia intensiva. Il rischio è che con questa nuova destinazione non si riescano a garantire le quasi 50 chemioterapie che ogni giorno venivano assicurate ai pazienti. E sebbene due giorni fa da Ares è giunta notizia che le 21 postazioni dedicate alle cure salvavita non verranno dimezzate, il dubbio e la paura tra i malati resta. «Chi le ha decise queste cose – ha urlato dalla folla Giovanni Porru –. Hanno scelto di spostare un’eccellenza come Oncologia senza dirci il perché. Non ho mai pianto in vita mia, ma adesso scendono lacrime di rabbia. Da sette anni sto lottando per vivere e sono fortunato perché ho una famiglia che mi segue. Vengo da Gadoni e ogni volta affrontiamo un lungo viaggio. Come me tanti uomini e donne che arrivano da ogni angolo dell’isola». Ieri quelle 200 persone avrebbero voluto avere delle risposte. Sapere chi pagherà dello stato disastroso in cui verte la sanità Nuorese, già ridotta all’osso da un “mostro” insaziabile che intende ancora spolparla. Nonostante medici, infermieri e personale sanitario, come a scorrere i grani di un rosario, continuino a denunciare ogni giorno le agonie dei reparti in cui lavorano, dove si opera in pochi e solo grazie ad enormi sacrifici e tante difficoltà, si continua a garantire il servizio. «Oggi dovevo essere in terapia – ha aggiunto Antonio Floris – e si salta per colpa di questa assurda situazione, mentre il tumore non aspetta. Se una cosa va bene perché toccarla? La si può solo migliorare». Gli ha fatto eco Angela Salvai che con tutta la rabbia che aveva in corpo ha detto: «Sono viva per miracolo. Sono viva a metà, ma ve bene anche così. Nessuno può pensare di aziendalizzare un servizio alla persona come quello della salute. Sanità, scuola, viabilità, non sono servizi politizicizzabili. Noi non siamo voti ma persone». Sul piatto della bilancia, dunque, non solo lo spostamento del reparto di Oncologia ma tutta la sanità: dalla carenza di personale, ai turni massacranti ai quali sono costretti medici, infermieri e operatori in servizio; alle lunghe liste di attesa per visite o interventi, destinate a diventare infinite. Il piazzale del San Francesco si è svuotato dopo il saluto a “distanza” della portavoce di “Vivere a colori”, Marilena Pintore, che da casa ha inviato un messaggio letto ai microfoni: «La nostra battaglia continua per il diritto alla salute di tutti. Non è più solo un problema dei malati oncologici. La sanità nuorese ha bisogno di un occhio di riguardo. Confidiamo nel nostro sindaco e nelle forze politiche e sindacali del territorio, senza stemma né colori – ha concluso la sindacalista e malata –. La vita umana ha lo stesso valore. Con le poche energie rimaste continueremo a lottare. Abbiamo perso una battaglia, non la guerra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



WsStaticBoxes WsStaticBoxes