La dottoressa scende dal cielo per salvare vite in pericolo

Giù dall’elicottero del 118, i turni acrobatici della rianimatrice Francesca Meloni

LANUSEI. A vederla così, minuta e sorridente, nessuno immaginerebbe che la dottoressa Francesca Meloni sia capace di prestare soccorso nelle situazioni più complesse. Non ingannino i suoi 48 chili distribuiti su un metro e 60 d’altezza. Sono muscoli d’acciaio temprati dalla passione per gli sport all’aria aperta, che, assieme ad una buona dose di sangue freddo e ad una formazione specifica, le consentono di calarsi dall’elicottero e di soccorrere chiunque. Il medico 40enne di Quartu, in forze da qualche mese all’Unità operativa di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Lanusei dal 2018, è uno dei componenti dell’equipe volante del 118.

La sua è una vita impegnativa, trascorsa tra i turni al Nostra signora della Mercede, dove è arrivata da qualche mese con un collega per ridare fiato al reparto a rischio chiusura perché a corto di specialisti, e una giornata a settimana in servizio all’Areus. Giornate impegnative, a stretto contatto con la sofferenza che, tuttavia, per la giovane donna sono una ragione di vita.

«Ci sono alcuni momenti per i quali rifarei questa scelta altre mille volte ancora. Il primo – racconta – è quando sei in base, ad Elmas o Alghero, e senti il trillo del telefono: è la chiamata della centrale operativa».

È quello il momento in cui i cinque componenti dell’equipaggio (pilota, tecnico verricellista, tecnico del soccorso alpino, medico e infermiere) incrociano gli sguardi e si soffermano sull’imbrago e sulle altre attrezzature per verificare che tutto sia posto. «La telefonata arriva quando meno te lo aspetti, magari mentre stai mangiando un piatto di malloreddus alla campidanese, e devi essere pronto».

Si prendono le coordinate del luogo e si apprende la tipologia di intervento da fare. Si parte con l’adrenalina a mille e ci si interroga sulla possibile scena. Su chi si troverà. «A volte troviamo le forze dell’ordine o il soccorso alpino. A volte nessuno».

Di situazioni al limite la dottoressa Meloni ne ha viste tante: incidenti stradali, infortuni su lavoro e cadute rovinose nelle zone più impervie della Sardegna. Bisogna decidere come intervenire sui feriti, sempre e comunque in maniera tale da garantire la sicurezza dell’intero equipaggio.

«A volte fai la differenza, a volte non puoi fare nulla», spiega ancora Francesca mentre i suoi pensieri corrono veloci agli ultimi due incidenti mortali, il più recente a Pedra Longa l’altro a Capo Pecora, costati la vita a due giovanissimi climber.

«L’elicottero – sottolinea – non sempre è il mezzo più veloce ma ti consente di trasferire una terapia intensiva nel teatro dell’intervento». Arriva poi il momento del cosiddetto debriefing. «È quando, a intervento finito, ci chiediamo che errori abbiamo commesso e se avremmo potuto fare di meglio». E poi, quando finisce il turno, che varia a secondo delle effemeridi, arriva il momento di salutare i colleghi.

«Torno a casa, magari il piatto di malloreddus me lo mangio con calma, e ripenso con soddisfazione a quello che sono riuscita a fare, alle vite che assieme all’equipaggio ho salvato».

Di contro c’è il dolore per chi non è sopravvissuto. «Non ti ci abitui mai. Quando a morire sono i giovani poi, diventa davvero tutto molto difficile da accettare». Sono le due facce contrastanti di una professione difficile eppure bellissima che Francesca sognava sin da bambina. «Ho sempre voluto fare il medico e ho scelto di specializzarmi in rianimazione perché ritengo che sia la maniera per vivere appieno questo mestiere. Non so quanto tempo ancora potrò fare il medico volante, so però – conclude la dottoressa Meloni – che amo il mio lavoro».

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