Rogo della Moby Prince, a Oliena una via intitolata a Giuseppe Congiu

La Moby Prince diretta a Olbia incendiata a Livorno dopo lo scontro con l'Agip Abuzzo

I consiglieri comunali di minoranza presentano una mozione al sindaco. A 30 anni dalla tragedia la proposta per ricordare il giovane carabiniere morto 

OLIENA. Ha vissuto così poco che non ha fatto in tempo a vivere a pieno la vita che meritava e che si stava programmando. Giuseppe Congiu è il giovane carabiniere morto il 10 aprile del 1991 nel rogo della Moby Prince, mentre si accingeva a rientrare a casa per festeggiare la Pasqua con la sua famiglia. Una tragedia infinita. Centoquaranta persone perdono la vita. Dopo vent’anni, nessun responsabile e dopo vent'anni tutto o quasi è fermo, insabbiato, come vuole la prassi all’italiana, meglio dimenticare. Ma a Oliena non sono dello stesso parere, un cittadino, un amico , un giovane che ha perso la vita per colpa di altri, non si dimentica. Bisogna ricordarlo per sempre in maniera che sia dì esempio, magari, perché no dedicandogli una via del paese.



A questo proposito nei giorni scorsi è stata presentata una mozione dai consiglieri di minoranza, aderenti ai gruppi “Meglio Oliena” e “Azzurro”. Mattia Sanna, Valentino Carta e Giuseppina Sedda hanno depositato la proposta all’indirizzo del sindaco Bastiano Congiu. Intitolare una strada al giovane carabiniere di Oliena, deceduto a soli ventitré anni in uno dei più gravi incidenti della storia della marina civile italiana, costato la vita a centoquaranta persone è quanto viene chiesto nel documento firmato da alcuni rappresentanti della opposizione olianese. «La ricorrenza del trentennale dalla tragedia, celebrato lo scorso 10 aprile, rappresenta certamente una data importante per chiedere a gran voce giustizia e tenere vivo il ricordo di quanti hanno perso la vita in una catastrofe, rimasta ancora senza responsabili, con ancora troppe ombre e silenzi» spiegano i firmatari. «Giuseppe Congiu – aggiungono i tre consiglieri – viene ricordato da quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo come un ragazzo di grande valore, una persona buona, disponibile, socievole, contornata da tanti amici. La sua viva memoria merita, dunque, certamente un adeguato tributo».

«Allo stesso modo, una vicenda così drammatica e dolorosa– concludono Sanna, Carta e Sedda – non può cadere nel dimenticatoio: è necessario chiedere giustizia». «È il pomeriggio di mercoledì 10 aprile 1991 – raccontano le cronache del giornale della diocesi di Nuoro, l’Ortobene – Giuseppe Congiu lascia la caserma, è di stanza a Bologna, presso il quinto battaglione dei carabinieri. Ha chiesto a colleghi di essere accompagnato a Livorno per imbarcarsi sul traghetto Navarma diretto a Olbia, vuole rientrare con l’auto ma non può guidare per via di una gamba ingessata. Un collega parcheggia nel garage della nave. Gli amici si salutano. Poco prima di imbarcarsi, gettando, chissà, uno sguardo su quella grande balenottera blu disegnata sulla fiancata del Moby Prince, Giuseppe chiama casa, a Oliena: «Sto rientrando, venitemi a prendere a Olbia domani mattina».

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