Vie e vetrine listate a lutto perché la città vuole vivere

Centinaia di attività in 40 strade hanno aderito alla manifestazione silenziosa «La chiusura definitiva dei nostri negozi e di tutto il settore sarà inevitabile»

NUORO. È l’immagine apocalittica di una Nuoro che sarà. Desolante, silenziosa e sempre più impoverita che non lascia spazio all’immaginazione. Ieri mattina un’intera città si è vestita a lutto, per esprimere attraverso un percorso fatto di immagini e parole scritte su manifesti funebri il senso di grande angoscia che da tempo le attività commerciali, tutte, stanno vivendo. Nessuna manifestazione di protesta, nessuna mobilitazione di massa, nessun corteo, bensì un evento esperenziale atto a smuovere le coscienze e porre al centro della rappresentazione ogni singolo cittadino nuorese: «Immagina il colore nero che regna sovrano ovunque – si in una nota sull’evento –, su quei manichini di solito coperti da mille colori, su quelle porcellane di cui ammiravi la luce, su quei gioielli che brillavano anche d’inverno, su quelle palestre dalle cui vetrate sentivi il ritmo e le voci che trasmettevano energia». L’evento organizzato da alcuni commercianti di via La Marmora ha visto la partecipazione di ben 40 vie cittadine e centinaia di attività commerciali e studi professionali, che hanno aderito alla rappresentazione teatrale a cielo aperto oscurando le vetrine dei propri locali con drappi neri e la scritta “Chiuso”.

«Tutto è iniziato in via La Marmora – racconta Carla Mannale co organizzatrice dell’evento insieme con Daniela Scrugli e Alessandra Loi –. Poi l’idea è dilagata in tutta la città coinvolgendo non solo le attività commerciali ma davvero tutti: dai singoli cittadini che hanno deciso di esporre un telo nero nel proprio balcone, fino agli studi medici, ai panifici e alle farmacie che hanno voluto esprimere solidarietà – commenta la titolare di Maddalena, articoli da regalo –. Un modo silenzioso ma efficace per far riflettere sul futuro di questa città che anno dopo anno vede sempre più serrande abbassarsi». Una visione apocalittica di tutte le attività commerciali, che pone al centro una riflessione tanto profonda quanto vera: tutti siamo legati da un sottile filo rosso. «C’è chi ha chiuso perché al figlio non interessava più proseguire l’attività di famiglia, chi per i troppi debiti accumulati in pandemia, chi doveva andare in pensione o chi per la concorrenza online – spiega Daniela Scrugli co organizzatrice e titolare dello store L’isola di Alice –. Sono tante le motivazioni che anno dopo anno costringono le attività a chiudere, non abbiamo voluto focalizzarci sulla pandemia che indubbiamente sta mettendo a dura prova tutti, ma abbiamo solamente cercato di far capire attraverso le immagini di una possibile città del futuro triste e spenta che tutti siamo responsabili di questo e che inevitabilmente la chiusura di un’attività, come il famoso batterfly effect, si riversa su tutti gli altri settori». Un evento emozionale per immagini che mirava a smuovere le coscienze: far vivere per un giorno soltanto in una ipotetica Nuoro del futuro dove molte attività hanno ormai chiuso e i locali sono quasi tutti sfitti. «Lo spettacolo triste e angosciante proposto ieri non si discosta tanto da ciò che sta già succedendo e succederà – commenta Antonio Cambedda presidente di Federmoda Nuoro Ogliastra e titolare dello store Fashion –. Una rappresentazione visiva che voleva mostrare la nostra disperazione e smuovere le coscienze dei nostri concittadini per richiamarli ad un acquisto sensato. Perché non è vero che tutte le categorie stanno pagando le conseguenze del Covid, l’attenzione andrebbe posta sulla ridicolaggine dei sussidi dati a questa categoria in balia delle chiusure insensate che ci fanno sentire cittadini di serie b».

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