Bosa, la minoranza attacca «Voto popolare stravolto»

Con il rimpasto in giunta targato Psd’Az parte un’altra fase della consiliatura «Dietro gli accordi di Palazzo c’è solo il mero attaccamento alla poltrona»

BOSA. Dal consiglio comunale celebrato ieri mattina, dopo l’annuncio dei decreti di nomina assessoriali venerdì e la surroga con votazione a maggioranza ieri dei dimissionari Alessandro Campus e Piera Addis, sostituiti da Roberto Deriu e Luca Putzulu in aula, prende avvio la nuova fase della consiliatura 2019-2024 nella città del Temo. Un’Altra Bosa accoglie formalmente tra le sue fila, dopo una lunga interlocuzione e pesanti dimissioni, il Partito Sardo d’Azione. Raccogliendo tra le mura della massima assise democratica, però, la durissima reazione delle minoranze. Che si presentano con 4 consiglieri su 5 assenti per “motivi politici” – Daniela Brundu del Psd’Az ha annunciato ufficialmente il passaggio in maggioranza – espressi in un documento affidato alla declamazione, prima dell'uscita dall'aula, della consigliera Claudia Mastinu.

«Il sindaco Casula e il suo mandato di sopravvivenza» la premessa che anticipa non poche successive stilettate. Con incipit politico la nota di “Disappunto sul mancato rispetto della volontà popolare” relativamente ai nuovi assetti non solo dell’esecutivo. Il programma di Un’altra Bosa viene definito “A stelle e strisce. Non è stato onorato infatti nessun progetto, comprese le grandi opere «già finanziate dalla precedente legislatura, tutte inconcludentemente al palo» la prima sventagliata urticante. L’aria di crisi per le opposizioni, inoltre, «si respira da diverso tempo. A due anni e mezzo di mandato infatti la giunta Casula è già al terzo rimpasto, dopo il rimescolamento qua e la di varie deleghe».

La presenza del Psd’Az in maggioranza viene letta invece come il fallimento della attuale amministrazione, per «l’impegno ad invertire una rotta disastrosa e inconcludente». Ancora «il voto popolare è stato stravolto da accordi di palazzo, presentati alla comunità come collaborazioni istituzionali ma in realtà rappresentazione di mero attaccamento alla poltrona» tuonano le opposizioni. Preludio all’appello finale “alla coerenza e dignità” con invito formale «a rassegnare le dimissioni, nel pieno rispetto del principio democratico e di sovranità del popolo». Passaggi respinti al mittente dal sindaco Piero Franco Casula, anche per un difetto di comunicazione sottolinea il primo cittadino. «Forse non siamo riusciti a spiegare bene che due forze, antitetiche durante le elezioni, possono trovare punti in comune per rafforzare una azione maturata nel tempo, la politica è dinamica e non statica, da condividere per raggiungere obiettivi utili alla città». Precisazione da aggiungere alle motivazioni dell’intesa tra Un’Altra Bosa e il Psd’Az già scandite nelle scorse ore.

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