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Il paese spalanca le sue porte ai profughi dell’Ucraina

OTTANA. Il Comune di Ottana si mobilita per accogliere i profughi ucraini in fuga dalla guerra che insanguina il paese dell’est europeo e sta provocando l’esodo di milioni di cittadini in particolare...

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OTTANA. Il Comune di Ottana si mobilita per accogliere i profughi ucraini in fuga dalla guerra che insanguina il paese dell’est europeo e sta provocando l’esodo di milioni di cittadini in particolare donne e bambini. Ad aprire le porte del paese barbaricino all’accoglienza dei profughi è il sindaco, Franco Saba, che ha lanciato un appello alla popolazione affinché dimostri, in questo tragico momento storico per la gente ucraina, la sua tradizionale ospitalità. «Comunico a tutti i cittadini e alle associazioni – scrive in una nota ufficiale il sindaco di Ottana – che è possibile manifestare la propria disponibilità a ospitare cittadini ucraini in fuga dalla guerra scrivendo una mail al seguente indirizzo: ottana.sindaco@gmail.com. Occorre indicare nome, cognome, numero di telefono e il tipo di accoglienza che si intende offrire. Per qualsiasi chiarimento – fa sapere il primo cittadino di Ottana – è possibile contattare gli uffici comunali al seguente numero telefonico: 0784 75623». Franco Saba conclude il suo appello ringraziando anticipatamente i suoi concittadini per la disponibilità che vorranno offrire, sotto qualsiasi forma, al progetto di accoglienza. «Anche la nostra piccola comunità – sottolinea il sindaco – può offrire il suo aiuto concreto ai profughi che fuggono dalla guerra e dalle loro case distrutte dalle bombe e dai carri armati. Di fronte a questa immane tragedia non possiamo rimanere indifferenti. Invito chiunque voglia e possa farlo a dare la disponibilità all’accoglienza in modo che poi io, in qualità di sindaco, possa informare le autorità preposte che Ottana è pronta a dare generosamente il suo contributo all’accoglienza di anziani, donne e bambini ucraini in fuga dalla tragedia disumana che ha colpito il loro paese». L’esempio di Ottana potrebbe essere seguito ora da altri paesi del centro Sardegna.(f.s.)



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