Schiavitù, l’imputato ancora non si trova
Processo sospeso per un anno. I giudici: «Salvatore Cualbu irreperibile, non è certo sia a conoscenza del procedimento»
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NUORO. Il procedimento penale a carico di Salvatore Cualbu, originario di Fonni, accusato di tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e induzione alla prostituzione, è stato sospeso per la durata di un anno. La decisione è stata presa dal presidente della Corte d’Assise di Nuoro, Luisa Rosetti (a latere Alessandra Ponti) che a fine udienza ha trasmetto l’ordinanza (con copia del decreto di citazione a giudizio), alla sezione di polizia giudiziaria della Procura nuorese per l’inserimento nel centro elaborazione dati e per l’iscrizione nel casellario giudiziale. Il presidente ha, inoltre, disposto nuove ricerche dell’imputato che si è reso irreperibile. Ieri il pubblico ministero della Dda, Guido Pani, ha sollecitato il proseguimento del processo ritenendo che Cualbu, già sottoposto a misura cautelare, aveva anche reso dichiarazioni perciò, è certamente a conoscenza del procedimento nei suoi confronti. «Penso, invece, ha detto il pm – che si sia sottratto scientemente. Per questo ritengo che si debba andare avanti». Al contrario, i difensori dell’imputato, le avvocate Concetta Sirca e Simonetta Pinna, hanno giustificato l’assenza dell’imputato con la non conoscenza del processo. «Lo dimostra il fatto che non abbia conferito una procura speciale – hanno detto –. Se avesse saputo, avrebbe esercitato le proprie prerogative difensive». Secondo la recente giurisprudenza di legittimità, si può procedere in assenza dell’imputato solo qualora vi sia la certezza della conoscenza da parte dello stesso, della chiamata in giudizio, ossia degli addebiti formulati in imputazione, della data e del luogo dell’udienza. In questo caso i giudici, non avendo elementi in concreto che possano far ritenere che Cualbu sia effettivamente a conoscenza del processo, hanno deciso di sospenderlo e rinviarlo al 25 marzo 2023.
Per l’accusa, l’imputato avrebbe gestito e organizzato un vasto giro di prostituzione, sfruttando giovani ragazze ungheresi che venivano segregate e costrette a “vendersi” in un casolare nelle campagne di Olbia, e in un appartamento nel centro di Nuoro, dove il via vai di clienti era continuo. Stando alle indagini della Polizia, Cualbu e la compagna Erzsebet Holecskola, facevano arrivare le ragazze in Italia utilizzando una rete di amicizie d’Oltralpe. Una volta arrivate nell’isola, le costringevano a prostituirsi. A metà gennaio Holecskola (difesa dagli avvocati Luigi Esposito e Maria Assunta Argiolas), giudicata con rito abbreviato, è stata condanna a 3 anni di reclusione per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Le accuse nei suoi confronti si sono alleggerite. Il gup del tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, infatti, l’ha assolta dalle accuse di tratta di persone e riduzione in schiavitù. Il pm aveva chiesto una condanna a 8 anni. (k.s.)
Per l’accusa, l’imputato avrebbe gestito e organizzato un vasto giro di prostituzione, sfruttando giovani ragazze ungheresi che venivano segregate e costrette a “vendersi” in un casolare nelle campagne di Olbia, e in un appartamento nel centro di Nuoro, dove il via vai di clienti era continuo. Stando alle indagini della Polizia, Cualbu e la compagna Erzsebet Holecskola, facevano arrivare le ragazze in Italia utilizzando una rete di amicizie d’Oltralpe. Una volta arrivate nell’isola, le costringevano a prostituirsi. A metà gennaio Holecskola (difesa dagli avvocati Luigi Esposito e Maria Assunta Argiolas), giudicata con rito abbreviato, è stata condanna a 3 anni di reclusione per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Le accuse nei suoi confronti si sono alleggerite. Il gup del tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, infatti, l’ha assolta dalle accuse di tratta di persone e riduzione in schiavitù. Il pm aveva chiesto una condanna a 8 anni. (k.s.)
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