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Nuoro

Zio Cilormo, il pescatore che guariva dalle ustioni

di Lamberto Cugudda
Zio Cilormo, il pescatore che guariva dalle ustioni

Riusciva a curare anche il fuoco di Sant’Antonio, herpes, verruche e psoriasi Quattro anni fa il Comune di Tortolì ha intitolato una piazza alla sua memoria

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ARBATAX. Per alcuni decenni è stato il pescatore che guariva dalle malattie della pelle con la saliva e le preghiere. Tanto che da Silverio Girolamo Calisi (noto zio Cilormo), morto nel 2009 all’età di 94 anni, oltre che da tutta l’isola, si recavano anche turisti stranieri e di tante zone d’Italia. Riusciva a curare il fuoco di Sant'Antonio, ustioni, porri, verruche, herpes, eritemi, psoriasi e i più volgari calli. Quattro anni fa, il 20 giugno, per San Silverio (giorno in cui nacque, a Ponza, nel 1915, il pescatore-guaritore), festa del patrono dell’isola di Ponza, che viene festeggiato anche ad Arbatax vista la folta comunità proveniente dall’isola campana, il Comune di Tortolì intitolò una piazza a “Silverio Calisi, noto Zio Cilormo”. Durante la cerimonia venne ricordato che era molto conosciuto in tutta Italia: «Alleviò le sofferenze dovute a malattie della pelle a tantissime persone, curandole con la sua saliva “miracolosa”, accompagnando il suo gesto con una preghiera. senza mai pretendere nulla in cambio». Al massimo poteva accettare un pacco di zucchero e uno di caffè. Morì nella sua casa arbataxina di via Bellavista il 26 gennaio 2009.

Zio Cilormo, come tutti lo chiamavano, partì dall’isola pontina natìa a 13 anni, per poi vivere 81 anni ad Arbatax. Con la sua saliva miracolosa e le preghiere (era devotissimo a San Silverio e alla patrona arbataxina, la Madonna di Stella Maris) ha curato da malattie della pelle migliaia di persone. Fra queste tantissimi turisti, nonché medici e politici. La sua fama arrivò anche alle case farmaceutiche che più volte fecero tentativi per contattarlo e potere analizzare la sua saliva. Ma rifiutò sempre le offerte per paura che potessero specularci. Il suo grande dono lo aveva sempre usato per fare del bene, e gratuitamente, dagli inizi anni Sessanta fino alla morte. «Il mio è un dono», diceva. A spingerlo d utilizzare la saliva fu «una voce» come raccontava, «che un giorno mi disse di mangiare un pesce, e poi di sperimentare i poteri che avrebbe avuto la mia saliva».

Per la sua morte, l’allora parroco di Stella Maris ad Arbatax, don Giorgio Cabras, lo ricordò con grande gratitudine. «Mise al servizio di tutti, piccoli e grandi, poveri e ricchi – disse il parroco, oggi alla guida della Caritas diocesana Ogliastra – i doni che Dio gli aveva dato, in particolare il dono della guarigione: una particolarissima e specialissima possibilità della sua saliva capace di sanare varie malattie della pelle. Per questo da tutto il mondo accorrevano e lui tutti accoglieva e ascoltava. Accompagnava sempre con la preghiera il suo intervento. Un vero uomo di preghiera e di carità».

Anche la scrittrice arbataxina Margherita Musella ne parlò qualche anno fa. «Faceva il pescatore, non il santo – precisò Musella – ma ha avuto modo di aiutare cosi tante persone con il suo dono che non è difficile pensarlo con una tenerezza e una gratitudine infinita. Io stessa sono passata sotto la sua saliva, perché lui usava proprio la saliva per curare certe tipologie di mali. Zio Cilormo aveva un dono e lo metteva al servizio di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, senza, soprattutto, pretendere niente. E infatti viveva modestamente nella sua casetta di via Bellavista, con la pensione; accettava chiunque gli chiedesse aiuto ricevendoli in mattinata fra colazione e pranzo per tre giorni consecutivi. Non ha mai accettato soldi, ma al massimo gli si poteva donare del caffè e dello zucchero. È morto povero e quasi cieco». Anche due quotidiani nazionali gli dedicarono un ampio servizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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