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Il poeta ritrovato tra i fogli sparsi, Publio Dui il cantore delle pietre

di Luciano Piras
Il poeta ritrovato tra i fogli sparsi, Publio Dui il cantore delle pietre

Una tesi di laurea e presto un libro sull’operaio di Lula di casa a Nuoro

13 gennaio 2024
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Nuoro «Publio Dui è stato una scoperta, soprattutto per la sua profondità: è stato un grande artista della parola come pure della pietra». Professione: pastore prima, scalpellino poi, secapreteri figlio di secapreteri, non a caso il poeta di Lula è ora definito il “cantore delle pietre”. «Beneico sas pretas / – è un suo passo meraviglioso – sas pretas de Onanie, / sas pretas ch’at secatu babbu meu; / chin sudore e anneu / las at secatas pro pesare a mie». «Benedico le pietre / le pietre di Onanì, / le pietre che mio padre ha spaccato; / con sudore e affanni / le ha spaccate per allevarmi». «Dui è un poeta che possiamo ormai inscrivere nel canone letterario della poesia contemporanea» assicura Michele Spanu, docente all’Istituto d’arte “Figari” di Sassari, freschissimo di laurea magistrale in Lettere conseguita all’università turritana con la tesi “Il professore e lo spaccapietre: testo, intertesto ed extratesto nella produzione poetica di Antonino Mura Ena e Publio Dui”, relatore il professor Dino Manca, correlatore il professor Marco Manotta.

La biografia «Ena e Dui, personaggi, è bene precisarlo fin da subito – sottolinea Spanu –, estremamente diversi per vita, formazione culturale e produzione poetica: il primo professore universitario, autore di monografie, raccolte poetiche e testi in prosa; il secondo operaio delle pietre, autore di poesie frammentarie appuntate di volta in volta su un quaderno». Nato a Lula l’11 dicembre del 1930, quinto di dieci figli, Publio Dui è morto a Nuoro (dove aveva messo su casa) il 5 settembre del 1995, a 65 anni, per un male incurabile. Famiglia antifascista, all’anagrafe era Publio Emilio Dui in onore di Emilio Lussu. Ebbe come padrino di battesimo Dino Giacobbe.

«Beni, istranzu, a mi chircare, / ti lu naro a boche manna, / – canta il poeta di Lula in un inno alla sua stessa ombra che riusciva a mitigare la solitudine del secapreteri – tue vales prus de s’oro: / e si serrata est sa janna, / abertu l’as accattare / su barconittu ‘e su coro». «Vieni, straniero, a cercarmi, / te lo dico ad alta voce, / tu vali più dell’oro, / e se troverai chiusa la porta, / troverai spalancata la finestrella del cuore».

«La tragica morte del fratello minore, barbaramente ucciso a soli 12 anni, è sicuramente l’avvenimento che segna in maniera indelebile la vita di Publio Dui – spiega ancora Michele Spanu–: l’odissea esistenziale che ne segue lo costringe, ancora diciassettenne, a partire per Genova e da lì in Toscana, terra di accoglienza per migliaia di pastori sardi. Rientrato in Sardegna negli anni Sessanta conosce e sposa la nuorese Giovanna Manca. A quel punto si stabilisce nel capoluogo barbaricino».

I quaderni Classe 1984, di Sorso, docente ma anche giornalista, Spanu conosceva già la figura e l’opera di Antonino Mura Ena, un pilastro della poesia in Sardegna. «Dui, invece, è stato una rivelazione» ribadisce. I testi del cantore delle pietre, infatti, erano alquanto difficili da reperire. «La tradizione superstite dell’opera poetica di Dui – conferma il filologo Dino Manca – è costituita da stesure manoscritte e dattiloscritte, fogli sparsi e annotazioni varie che precedono le redazioni definitive, edizioni su riviste, appunti preparatori, nuclei generativi e primitive fasi di elaborazione, registrazioni e preziose trasmissioni orali dei testi. Si deve all’amorosa cura del figlio Gianfranco la conservazione, insieme al corpus avantestuale e testuale, di una documentazione paratestuale fatta di quaderni autografi (contenenti importanti notizie biografiche), interviste, articoli, recensioni, ricordi, pubblicazioni periodiche, informazioni accessorie, che rendono edotto il lettore della personalità dell’autore oltre che della circolazione e della ricezione della sua opera».

Opera che presto verrà raccolta in una edizione critica (anticipata nella rivista “Studi di filologia, linguistica e letteratura in Sardegna” a cura dello stesso Manca). Intanto c’è la tesi di laurea di Michele Spanu: «Questo lavoro – sottolinea – vuole essere un riconoscimento dal punto di vista accademico a Publio Dui, un poeta da riscoprire, un poeta che merita, che non ha nulla da invidiare ad altri grandi poeti». «Un poeta sui generis – chiude Dino Manca –, originale e nuovo, dotato di una spiccata singolarità compositiva ed esecutiva, non facilmente definibile».


 

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