Nuoro, Roberto Gleboni seppellito all’alba senza funerali
Don Francesco Mariani: «Se lo avessi saputo avrei celebrato io il rito»
Nuoro Seppellito poco dopo l’alba di ieri, primo ottobre, senza funerali e di nascosto. «Ma le esequie non sono l’esaltazione di una persona. Vogliono dire anche raccogliersi a pregare per l’anima di un fratello che ha sbagliato. Se lo avessi saputo prima, quelle di Roberto Gleboni le avrei celebrate io stesso». Sono le parole di don Francesco Mariani, sacerdote, sociologo e direttore del settimanale diocesano “L’Ortobene”. Anche il suo animo era turbato ieri, nel giorno dell’ultimo saluto della città alle vittime del massacro di via Ichnusa. Un animo incupitosi ancora di più una volta apprese ufficialmente le modalità adottate per le esequie di Roberto Gleboni.
Pluriomicida ma anche vittima di se stesso, dei suoi presunti stati paranoidi e della stessa furia assassina che ha sterminato prima la moglie Giusi Massetti, i due figli Martina e Francesco e il vicino di casa Paolo Sanna, per poi tentare di far finire nel sangue anche la vita della madre Maria Ernestina Riccardi. Alla fine, il suo ultimo viaggio terreno verso il cimitero comunale di Sa ’e Manca si è svolto come era stato preannunciato.
Gleboni è stato seppellito senza funerale, forse per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, alle prime ore del mattino e in un campo santo, così è stato riferito, blindato dalle forze dell’ordine. Accanto al feretro, raccontano, due sacerdoti hanno recitato alcune preghiere prima del rito della sepoltura. «Non avevo alcuna informazione circa gli orari e gli spostamenti della salma di Roberto Gleboni dopo le autopsie effettuate al Brotzu di Cagliari – prosegue il prete giornalista, don Francesco Mariani –, ma se avessi saputo qualcosa avrei fatto di tutto per celebrare io stesso il suo funerale».
E aggiunge: «Anzi, se tra un mese, per il trigesimo delle vittime, non dovessi percepire segnali sulla celebrazione che dovrebbe tenersi anche per ricordare Roberto Gleboni, sarò io stesso a dire messa. Ribadisco non è esaltazione della persona, ma un modo per pregare anche per l’anima di un fratello che ha sbagliato».
L’unica cosa certa che resta per Roberto Gleboni dopo il massacro compiuto all’alba di mercoledì 25 settembre, a Monte Gurtei, è la lapide del cimitero di Sa ’e Manca con inciso il suo nome. Lo prevede la legge italiana: nessuno può essere seppellito senza che ne siano indicate le generalità. Resta invece ignota la sua collocazione, anche questo forse per motivi di sicurezza, all’interno del cimitero comunale di via Ballero. Non è stato invece reso noto se fosse presente in cimitero il fratello Antonio. Lui si trovava fuori città la mattina della strage. Sicuramente non c’era la madre Maria Riccardi. Si trova ancora ricoverata, in prognosi riservata, all’ospedale San Francesco in attesa di essere sentita dalla Procura.
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