La Nuova Sardegna

Nuoro

Il lutto

«Addio a Graziano Salerno, l’artista gentiluomo»

di Valeria Gianoglio

	Graziano Salerno in uno scatto di Massimo Locci
Graziano Salerno in uno scatto di Massimo Locci

Funerale a Mamoiada. Il ricordo degli amici, dalle vecchie glorie dell’Attilia calcio a Paolo Fresu e Roberto Ziranu

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Nuoro Le vecchie glorie dell’Attilia calcio ricordano quando, negli anni ’70, giocava da centrale – «Ed era anche piuttosto grintoso» dice Pier Paolo Conti – nel campetto di Monte Gurtei. Salvatore Piredda, presidente del Centro commerciale naturale del corso Garibaldi e consigliere di amministrazione del Man, ne conserva invece una immagine più recente: mentre dormicchiava beato in piazza Satta. «Graziano riposa – scrive Piredda sui social, a corredo della foto – Ecco come spiegava e usava i “letti” di Nivola. Solo il nostro “Fratello Puro” Graziano li poteva abitare, leggero e sospeso, al di sopra dalle nostre stupidità quotidiane. Ciao Graziano. Ti abbraccio forte». E anche il grande Paolo Fresu, a ridosso del funerale celebrato questo pomeriggio a Mamoiada, a Graziano Salerno dedica un pensiero carico di affetto e nostalgia. «Un uomo di altri tempi – scrive – e un artista gentiluomo intriso di poesia. Nella sua capacità di dipingere il mondo con tinte tenui e ambientazioni fantastiche come la sua stessa vita. Ci siamo conosciuti nella Parigi dei primi anni Duemila dove lui viveva in un sottotetto della Rue Saint Martin. È li che, con un fornellino da campo, cuoceva le sue collane in terracotta con i fregi di trombe e violini e con decori rigorosamente a multipli di tre. Ciò rischiando di mandare a fuoco la Ville Lumière.

È lì che concepì le piccolissime opere che regalammo a tutti gli invitati del nostro matrimonio, ignari di avere ricevuto un magnifico pensiero creato da uno degli artisti più visionari che la Sardegna abbia concepito in questi decenni. Negli ultimi anni viveva nella sua città barbaricina quasi come un clochard e si esprimeva spesso in poesia, come è stato in occasione della mostra a lui dedicata nella sede della Fondazione di Sardegna a Cagliari e curata da Cristiana Collu. A ricordare che l’arte non ha confini geografici e idiomatici se dettata dal cuore. Quello di Graziano era un cuore immenso incastonato in multiple miniature umane». E sempre via social, pure l’artista del ferro battuto, Roberto Ziranu, a Salerno dedica un ricordo. «Ciao Graziano – scrive – ci hai lasciato in silenzio, come a te piaceva fare. Ricordo quando eri venuto a trovarmi alla mia mostra I dodici graffi a Nuoro. Ti sei fatto un giro nella sala, hai toccato quasi tutti i quadri, che io non facevo toccare a nessuno, ma non ho avuto il coraggio di dirti nulla.Poi ti sei fermato davanti al ritratto della Deledda e hai pronunciato solo due parole, “Bravo Zirà “... mi dispiace molto. Fai buon viaggio Maestro». Mentre l’associazione I martedì letterari con Angelo Altea, scrive: «Se dovessi attribuirgli una caratteristica, non so pensare di meglio che all’opera Genio e Sregolatezza, di Alexandre Dumas, che racconta l’originale vita dell’attore inglese Edmund Kean».

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