La misteriosa busta sulla scrivania del direttore: dentro i bracciali del Nuragico trafugati e un messaggio anonimo – La storia
Al direttore del museo archeologico nuorese, Francesco Cosseddu, arriva un pacco senza mittente da Lula
Nuoro Busta gialla simile a tante altre, interno classico a “bolle”, per mantenere al meglio il contenuto, un indirizzo scritto a mano con una grafia solo leggermente tremolante, e poche righe al suo interno scritte al computer e in italiano perfetto, accenti compresi: “Buongiorno, direttore, unisco alla presente due reperti provenienti dalla zona di Lula, perché vengano studiati e, ove riconosciuti d’epoca, conservati ed esposti, più correttamente, nel museo da Lei diretto”. E sullo sfondo un mistero di anni che forse resterà tale, ma che di sicuro nasconde quantomeno una vicenda fatta di reperti archeologici celati in casa per tantissimo tempo. E un pentimento postumo.
«Quando ho trovato quella busta sulla scrivania ho pensato, “Va bene, vediamo quale invito, o quale libretto contiene”, poi ho aperto, e ho detto agli altri “Cos’è questa cosa? C’era un foglietto di carta anonimo, con una letterina scritta al pc e questi due braccialetti di bronzo. Il pacco, come poi ho verificato, non è dissimile da quello che era stato mandato tempo prima a Nurnet. Poi abbiamo scoperto che si trattava di due reperti, due braccialetti appartenenti a bambini che è difficile datare, perché tolti dal loro contesto, ma che potrebbero appartenere al Nuragico o anche dopo. Forse, chi aveva deciso di restituirli, dopo tanto, aveva seguito la conferenza alla quale alcuni giorni prima avevo partecipato proprio a Lula, e nella quale avevo ricordato pure l’importanza delle donazioni di reperti».
Caffè fumante su un fornellino, appesi sul muro i disegni degli studenti in visita tra sale e reperti, e lo staff del museo tutt’intorno, pronto a una piccola pausa: il direttore del museo Archeologico nazionale Giorgio Asproni, Antonio Cosseddu, si siede per qualche istante e riprende tra le mani quella busta gialla che a maggio dell’anno scorso gli aveva provocato tanta sorpresa e riacceso pure molta speranza. E che solo adesso ha potuto rendere pubblica, perché nel frattempo, come prevede il protocollo, aveva informato la Soprintendenza, il funzionario archeologo responsabile del territorio di Lula, Gianluigi Marras, la Procura, i carabinieri e tutti gli enti coinvolti a vari livelli. Il percorso di valutazione e indagine si è concluso da poco ma non ha potuto individuare con certezza il mittente, né il luogo di provenienza dei due braccialetti.
Ma ciò che emerge, più potente di tutto, è una storia che profuma di rimorso e umanità. Un furto o ricettazione di reperti che dopo diverso tempo – probabilmente dopo una conferenza – è approdato in una restituzione tardiva, e figlia di un pentimento postumo. «Poco prima che arrivasse il pacco – racconta il direttore Cosseddu – ero intervenuto al convegno speleologico di Lula, e in quella occasione avevo parlato anche dell’importanza delle donazioni per la nascita del Museo, che avvennero al momento della prima fondazione del museo civico speleo-archeologico. Perché in quella occasione, la dottoressa Fulvia Lo Schiavo, funzionario archeologo della Soprintendenza, mi aveva spiegato che in quei tempi c’era chi portava diverso materiale per il museo. Perché sapeva che finalmente anche Nuoro si dotava di un museo, e c’era tanta gente cheaveva reperti in casa e voleva restituirli. Sono persone che quel materiale, magari, lo avevano anche “ereditato” in un certo senso dai genitori, e ce lo avevano in casa. Non era e non è una cosa rara, magari adesso anche un po’ meno, per fortuna, perché la gente è più consapevole che sono beni dello Stato».
Fino a qualche anno fa, del resto, ricorda ancora il direttore Cosseddu, «noi abbiamo visto scatole messe fuori dal museo con asce, frutto di svuotamenti di cantine piene di anfore o altro materiale. E c’era chi chiamava per dirci “Scusatemi: babbo è morto e abbiamo questo materiale in cantina. Ve lo restituiamo”. Ecco, dice il direttore Cosseddu, al di là di tutto, i due braccialetti riapparsi dal nulla, grazie alla busta misteriosa, portano con loro un duplice messaggio: «Positivo da un lato – spiega – perché c’è qualcuno che si è reso conto che un reperto archeologico è di proprietà della comunità a cui appartiene, e quindi piuttosto che tenerlo chiuso in casa, lo mette a disposizione. Negativo perché qualsiasi reperto, quando viene estrapolato dal contesto di provenienza non ci dice niente: possiamo descrivere l’oggetto, capire più o meno da dove arriva, ma altro no. Questi due braccialetti, ad esempio, arrivano davvero da Lula come dice il messaggio? La cronologia in questo caso è dubbia: potrebbero essere del periodo nuragico o di una produzione tarda». «Sembrano molto simili ai bracciali che avevamo a disposizione di una collezione che arriva dalla zona di Irgoli», racconta l’assistente museale, Mario Asole, una vera istituzione per l’Archeologico nuorese. Certo è che i due braccialetti, nei prossimi mesi, avranno comunque una loro vetrina e piccola ribalta. Nelle intenzioni del direttore saranno esposti al pubblico anche per incentivare altre donazioni e restituzioni di reperti.
