La Nuova Sardegna

Nuoro

Il caso

Pratosardo, Pittorra all’attacco: «Todde dica cosa vuole fare»

di Francesco Pirisi
Pratosardo, Pittorra all’attacco: «Todde dica cosa vuole fare»

Nuoro, gli operatori della zona industriale vogliono incontrare la presidente della Regione

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Nuoro «La gestione dell’area di Pratosardo è una delle ultime opportunità per Nuoro d’invertire la rotta sociale ed economica». Gian Pietro Pittorra, ingegnere, presidente del comitato degli operatori dell’ex Zir è pronto a dare tutto se stesso affinché l’amministrazione civica ritorni sui suoi passi e subentri al consorzio, in liquidazione dal 2009: «Gli attuali amministratori si erano espressi a favore dell’acquisizione al Comune del sito, sia durante la campagna elettorale, sia nei mesi iniziali del mandato. Non si capisce – aggiunge Pittorra – perché a un certo punto quella posizione sia stata ribaltata, senza una motivazione credibile».
Non è, quindi, che non manchino le ragioni dell’ente, dai pericoli per la tenuta del bilancio alla difficoltà di costituire il soggetto gestore, comunicate dal sindaco, Emiliano Fenu, e dall’assessore comunale alle Attività produttive, Pino Mercuri. Ma piuttosto non sono ritenute concrete tra gli imprenditori. Pittorra spiega il perché: «Hanno tirato in ballo i 70mila euro di spesa per l’energia elettrica. E, poi, l’impegno di caricarsi il personale del consorzio in liquidazione. Il primo non mi sembra un costo che possa risultare condizionante per una determinata scelta. Quanto al trasferimento del personale – prosegue – si tratterebbe di appena due impiegati, che sono poca cosa per un comune che ha oltre 100 dipendenti». 
Nella corsa a far valere le proprie posizioni, l’ingegnere nuorese porta come sostegno soprattutto quelli che sa essere i vantaggi per il municipio, una volta in sella all’area produttiva: «A Pratosardo ci sono lotti già urbanizzati e pronti per la vendita per 11 milioni, che salgono a 20 considerando le aree limitrofe. L’altro fronte di guadagno sono i finanziamenti regionali e quelli dei bandi statali – prosegue Pittorra – per strade, pulizia, impianti di energia rinnovabile, che si possono avere a condizione di essere titolari del sito». La prova provata del presidente degli operatori è quanto avviene nell’ex Zir di Iglesias: «Negli ultimi quattro, cinque anni – racconta – la Regione gli ha trasferito 5 milioni di euro, e le aziende sono aumentate da 30 a 65». 
Sviluppi analoghi vengono dati per immediati anche a Tempio e Sassari, gli altri comuni che subentreranno ai vecchi consorzi. Per la storia recente, lo stesso aveva deciso il Comune barbaricino, con la delibera del Consiglio, del 2022: «Tanto da sbloccare i fondi della Regione – ricorda Pittorra – che hanno permesso di mettere a posto alcune cose nel nostro sito, per anni abbandonato». Nel concreto, però, il trasferimento non si è avuto. Anche per la mancata chiusura della procedura di liquidazione, da parte del commissario Gabriele Leoni. Sulla cui posizione, il presidente degli operatori chiarisce: «Leoni ha rassegnato le dimissioni dall’incarico. L’assessore all’Industria della Regione, Cani, ha assicurato una veloce sostituzione – continua Pittorra – così da chiudere in sei mesi la liquidazione del consorzio. Ma ora tutto è fermo – denuncia – e questo temiamo nasconda piani e logiche diversi rispetto alla scelta del subentro del comune». L’alternativa in campo è il passaggio al Cip (Consorzio industriale provinciale): «Non fa al caso di Pratosardo – dichiara Pittorra – considerato che ha già il peso di gestire sei aree industriali. Tra l’altro il Comune di Nuoro – ricorda – non ne fa parte e, quindi, ci troveremmo davanti a una forzatura giuridica». 
Sulla questione Pittorra e colleghi chiederanno un incontro alla governatrice, Todde, «che su Pratosardo non ha sinora speso una parola». Un ultimo messaggio al sindaco Fenu e all’assessore Mercuri: «La società di gestione potrebbe nascere da una partnership tra Comune e operatori». Un motivo per crearla in fretta, a detta dell’ingegnere di Nuoro, «è di avere un soggetto attivo nel momento in cui si dovessero materializzare le opportunità dell’Einstein telescope».
 

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