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Nuoro

Il progetto

Nuoro capitale delle lingue minoritarie: Grazia Deledda parla in sardo, malti e occitano

di Luciano Piras

	Con Diegu Corràine (al centro), ci sono Matteo Ghiotto e Franco Bronzat
Con Diegu Corràine (al centro), ci sono Matteo Ghiotto e Franco Bronzat

“Cara a cara”, una nuova collana della casa editrice Papiros con le versioni sinottiche dei racconti della Premio Nobel

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Nuoro Grazia Deledda, è chiaro, gioca in casa: facile per lei parlare in sardo. Tradotta in lungo e in largo in tutto il mondo, ora riparte proprio dalla sua città natale con una nuovissima versione in limba e una in maltese, la lingua ufficiale della Repubblica di Malta. «In seguito ci saranno anche altre traduzioni, in occitano, ladino, friulano» anticipa Diegu Corràine, presidente della società cooperativa Papiros, la casa editrice di via Lombardia che sta facendo di Nuoro la capitale internazionale delle lingue minoritarie. «Deledda è tradotta in decine di lingue di vasta diffusione, come inglese, francese, tedesco, russo e arabo – spiega Corràine –. Noi vogliamo estendere la possibilità di “leggere” Grazia Deledda anche nelle lingue di popoli e nazioni con un piccolo o piccolissimo numero di parlanti. Lingue che aspirano a conservarsi, rafforzarsi, modernizzarsi, nell’uso corrente, in ogni ambito, anche letterario, fino alla piena ufficialità, come lo stesso sardo».

Ecco: è nata così la collana bilingue “Cara a cara” (faccia a faccia), un progetto editoriale a lungo raggio, condiviso con l’altro marchio di Papiros, Insula, che parte con le opere della scrittrice nuorese in occasione dei 100 anni del Premio Nobel per allargare il tiro poi ad altri capolavori della letteratura universale. La prima proposta è doppia: è la nuova uscita dei “Racconti sardi” pubblicati da Deledda nel 1894 ora in libreria sia in sardo (“Su maghiàrgiu e àteros contos sardos”, traduzione dello stesso Diegu Corràine) sia in malti (traduzione di Toni Aquilina). Il testo italiano è sempre a fronte, «con la lingua di arrivo sempre a destra – spiega l’ideatore della collana –. I periodi delle due lingue sono disposti in modo sinottico, con inizio sulla stessa riga, contraddistinti da un numero progressivo per assicurarne una migliore corrispondenza e facilità di confronto».

La scelta dei racconti è fatta per facilitare la lettura. «L’edizione bilingue è un ottimo strumento per soddisfare le curiosità linguistiche e un ottimo aiuto per lo studio delle lingue nella scuola» va avanti Diegu Corràine. Reduce dal recente Salone del libro di Torino, dove ha presentato la nuova collana “Cara a cara”, appunto. Con il presidente e direttore editoriale della Papiros, c’erano anche Matteo Ghiotto, traduttore ed esperto di arpitano (o franco-provenzale), parlato in Valle d’Aosta e in alcune valli del Piemonte, e Franco Bronzat, traduttore ed esperto di occitano alpino presente in alcune valli del Piemonte. Entrambi sono coinvolti nel progetto editoriale partito da Nuoro con Grazia Deledda. Entrambi, proprio con la Papiros, stanno dando “altre” voci ai grandi della letteratura internazionale. Bronzat sta lavorando alla versione in occitan alpin del “Giorno del giudizio” di Salvatore Satta (l’uscita è prevista per il prossimo autunno), oltre che degli stessi “Racconti sardi” del Premio Nobel nuorese.

Ghiotto, invece, ha già firmato “Lo prinselon”, la versione in franco-provensal del capolavoro senza età dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, “Le petit prince”, conosciuto in Italia come “Il piccolo principe”, «anche se sarebbe stato più corretto tradurlo come “Il principino”» puntualizza Corràine. “Lo principet”, in occitan alpin: la traduzione è di Gianna Bianco, uscita sempre con Papiros. «Ad oggi – chiude il presidente e direttore della casa editrice di via Lombardia –, sono tredici le versioni de “Su printzipeddu” che abbiamo pubblicato». Oltre alla traduzione in sardo, il catalogo comprende altre lingue di minoranza, dall’alguerés (“Lo petit príncip”) al castiddanu di Castelsardo (“Lu principareddu”), dal sassaresu (“Lu printzipinu”) al sardu meridionali (“Su printzipinu”), dal grèco tis Kalavrìa geco di Calabria (“O Principùci”) al sicilianu (“‘U principinu”) e al malti (“I„-„kejken prin„ep”), dal tabarchin di Carloforte (“U prìncipe picin”) all’isulanu di La Maddalena (“U principinu”). Tante altre versioni arriveranno, compresa una in latino antico... fermo restando che da queste parti molti autori del calibro di Amos Oz o Luis Sepùlveda parleranno in sardo.

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