La Nuova Sardegna

Nuoro

I quartieri

Il viaggio nel rione di Seuna alla riscoperta delle radici di Nuoro

di Diego Demurtas

	Il quartiere di Seuna (<em>foto di Massimo Locci</em>)
Il quartiere di Seuna (foto di Massimo Locci)

Dal sogno del museo delle Grazie a Casa Pinna e la Piramide per i più giovani

4 MINUTI DI LETTURA





Nuoro «Il progresso deve andare avanti, ma valorizzare la cultura e la memoria è doveroso. Del vecchio rione è rimasto ben poco. È riconoscibile nella planimetria e nella ricorrenza di alcune feste, dalle quali bisogna ripartire, come Sant’Isidoro e il falò di Sant’Antonio, oltre, ovviamente, a quella della chiesa delle Grazie». Tonino Mesina, 79 anni, attore, parla dell’antica Nuoro dei contadini che fatica a sopravvivere: il vecchio quartiere di Seuna negli ultimi decenni ha subito profonde trasformazioni, che hanno snaturato l’identità del primo villaggio della città. Ma il quartiere come può rivivere? Tra vicoli stretti in cui si alternano case consumate dal tempo e costruzioni moderne, è oggi difficile immaginare con un salto nel tempo il rione di Seuna abitato da contadini e braccianti, contrapposto a quello dei pastori di Santu Predu. «Le case erano piccole, fatte anche da due sole stanze. La porta era sempre aperta, ognuno era guardiano di tutti gli altri. Oggi è una cosa impensabile» racconta Mesina. «Quando poi hanno costruito le case popolari, la gente è andata via in massa». La vera protagonista del quartiere è la vecchia chiesa delle Grazie. «Curare le radici è fondamentale, Seuna andrebbe rivisto complessivamente. Sarebbe utile riqualificare le case semi-diroccate e migliorare la viabilità.

Il comitato di Sant’Isidoro svolge un ruolo importante, prendendosi cura della chiesa» sottolinea Alessandro Murgia, presidente della commissione Cultura in consiglio comunale. Abita a Seuna, in via Delle Grazie, in una villetta che evoca alcune delle pagine più significative della storia nuorese: è quella che fu la dimora del deputato Giuseppe Pinna e di suo figlio Gonario (nonno di Murgia), le cui vicende sono state recentemente raccontate in un film, “Il criminologo”, scritto e diretto dal regista Antonio Rojch. «Stiamo cercando di far diventare casa Pinna un museo fruibile e patrimonio della città, magari gestito da un ente pubblico» aggiunge Murgia.

Gianfranco Frau, membro del comitato di Sant’Isidoro, ricorda gli importanti interventi di manutenzione che sono stati fatti su alcune parti del ciottolato e nelle aiuole. Avverte che lasciare il rione alla sola cura dei volontari è infruttuoso. Tuttavia, alcune iniziative potrebbero risultare proficue: «Tra non molto potrebbe esserci l’inaugurazione del museo delle Grazie. L’occasione vuole anche festeggiare i 70 anni del nuovo santuario» sottolinea Frau. «La ripresa delle celebrazioni su richiesta nella vecchia chiesa è un’idea lodevole. Per quanto riguarda le feste, deve esserci maggiore unità e coinvolgimento, altrimenti i soli comitati di quartiere si trovano a sostenere spese non da poco».

Il vecchio cinema delle Grazie, storico punto di riferimento dell’intrattenimento in via Manzoni, rimane chiuso. «La struttura ormai è in rovina. Riprenderla significa esporsi economicamente in maniera considerevole» sostiene padre Pinuccio Demarcus, a servizio del nuovo santuario. «Bisognerebbe sicuramente intervenire per evitare infiltrazioni che provengono dalla grande scalinata della facciata principale della chiesa. Sarebbe un piccolo passo per andare avanti. Ci sono poi realtà burocratiche con le quali confrontarsi. Ad ogni modo, chi determina in maniera chiara sono il consiglio parrocchiale e quello economico».

Luca Cossu, ristoratore proprietario di “Panelentu”, porta avanti la propria attività in via delle Grazie da quasi dieci anni. «Non bisogna mollare dal punto di vista della sicurezza e della pulizia. Fino a poco tempo fa questi viottoli erano abbandonati a se stessi, adesso c’è stato un cambiamento, che va comunque completato» suggerisce Cossu. «Qui passano turisti di tutto il mondo e manco ce ne accorgiamo. Mi chiedono della vecchia chiesa, andrebbe valorizzata di più. Serve sinergia da parte di tutti, bisognerebbe coinvolgere maggiormente i residenti del quartiere e chi possiede attività in zona».

Martino Sechi, giovane avvocato e residente a Seuna, evidenzia l’esigenza di un risanamento del lastricato in via Gialeto. Sechi propone, inoltre, la valorizzazione dei locali che si trovano al di sotto della Piramide, tra via Giuseppe Pinna e via delle Grazie. «Si tratta di uno spazio che potrebbe essere riqualificato, magari come sala studio. Sarebbe un’occasione per coniugare le esigenze dei giovani con la rivitalizzazione del quartiere».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Emergenza afa

Caldo africano nell’isola, confermate le previsioni: superati i 45 gradi – Ecco le località più torride

Le nostre iniziative