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Sviluppo e territorio

La scienza chiama i giovani: «L’Einstein telescope è il vostro futuro»

di Diego Demurtas
La scienza chiama i giovani: «L’Einstein telescope è il vostro futuro»

L’astrofisico orunese Ciriaco Goddi al lavoro in Brasile: «I talenti sardi vengano premiati»

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Nuoro «Eventi come la notte dei ricercatori mostrano che la fisica può trasformarsi in un gioco, con esperimenti nei quali si sfida la stessa gravità. Fenomeni che sembrano quasi magie diventano comprensibili». Così Ciriaco Goddi, astrofisico orunese di fama internazionale, commenta l’importanza della manifestazione che ha coinvolto il capoluogo barbaricino venerdì scorso, insieme a tanti eventi connessi.

«La Notte dei ricercatori è stata un’occasione importante per avvicinare la ricerca alla comunità – afferma l’assessore comunale alla ricerca Domenico Cabula –. Il coinvolgimento delle scuole è particolarmente significativo: vogliamo che ragazze e ragazzi siano protagonisti, possano incontrare i ricercatori, sperimentare e scoprire il valore della scienza. È anche un modo per stimolare curiosità e passione, guardando al domani».

Goddi, tra i ricercatori del progetto “Event horizon telescope” che per primi nella storia hanno fotografato un buco nero (aprile 2019), è attualmente in Brasile (università di San Paolo), in quanto coordinatore di un progetto che mira a costruire un nuovo radiotelescopio sulle Ande argentine. Goddi sottolinea le potenzialità della divulgazione scientifica e dell’Einstein telescope in Barbagia: «Portare la ricerca nelle piazze significa far incontrare i cittadini con le persone che fanno scienza. Dietro un risultato non ci sono figure irraggiungibili chiuse in una torre d’avorio, ma donne e uomini che si pongono domande, fanno tentativi, incontrano difficoltà, sbagliano e ricominciano. Un telo elastico per visualizzare la curvatura dello spazio-tempo consentirebbe di capire che cosa siano le onde gravitazionali, le stesse che un giorno potrebbe osservare Einstein telescope dalla Sardegna».

L’astrofisico di Orune è un esempio di come partendo dall’entroterra barbaricino si possano raggiungere le vette della ricerca mondiale. Ma cosa serve oggi al nostro territorio per trattenere i talenti o attrarne di nuovi? «Un territorio non può affidarsi soltanto alla resilienza e all’iniziativa dei singoli – dice Goddi –. Le aspirazioni e i talenti devono essere riconosciuti, coltivati e sostenuti, altrimenti rischiano di perdersi. Oggi la mia Barbagia e l’intera Sardegna hanno davanti un’opportunità straordinaria, che io non ho avuto quando ero studente: la candidatura di Sos Enattos, nel territorio di Lula, a ospitare Einstein telescope».

Ma Et, da solo, non può risolvere ogni problema. «Una grande infrastruttura produce sviluppo quando viene integrata nel territorio – suggerisce ancora l’astronomo –, quando le persone ne comprendono il valore e quando una parte significativa delle opportunità che genera diventa accessibile anche a chi in quel territorio vive». E ai giovani che guardano alla ricerca scientifica come un cammino troppo difficile, fatto di aride formule matematiche e chiuso alla dimensione umanistica: «Le formule e i calcoli ci sono, naturalmente: su questo devo deludervi! Ma sarebbe profondamente sbagliato pensare che nella scienza non ci sia spazio per l’immaginazione e la creatività.

La sfida è sicuramente impegnativa: ma difficile non significa impossibile. Il consiglio che mi sento di dare ai giovani è di seguire le proprie inclinazioni e provare a realizzare i propri sogni. I sacrifici possono essere ripagati dalla possibilità di svolgere un lavoro nel quale si studiano i misteri dell’Universo, si collabora con persone di culture diverse, si viaggia per conferenze e si raggiungono telescopi costruiti in alcuni dei luoghi più remoti e affascinanti del pianeta». L’Einstein telescope, infine, come un filo che potrebbe unire la Sardegna, il Brasile e le Ande argentine. «Luoghi lontanissimi – conclude Goddi –, che possono diventare grandi protagonisti della ricerca mondiale, con investimenti nella conoscenza e nei giovani».

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