La Gallura in rivolta: «Ci hanno tagliato l’indipendenza»

Il presidente Sanciu: «Cerchiamo di trovare una soluzione». Il deputato Calvisi: «Ci hanno dato una mela avvelenata»

OLBIA. Svegliarsi una mattina e ritrovarsi di nuovo tra le braccia della matrigna Sassari. Con la lotta per l’autonomia, lunga 30 anni, cancellata da un colpo di penna. In Gallura è rivolta contro il risultato dei referendum che qui nessuno osa definire anticasta. Più che al taglio delle poltrone si pensa al taglio dell’indipendenza.

La fine della Provincia viene vista come l’ultimo scippo di Stato a un territorio che continua a crescere, ma che vede smaterializzarsi il tribunale, l'Inps, l'Agenzia delle entrate, la questura. Solo per fare un breve elenco. Il territorio si ribella al pensiero di una nuova cattività sassarese dopo avere conquistato l’autonomia. Il gallurismo è una forza trasversale, un collante universale più forte delle casacche della politica. Prevale l’avversione al paradosso. Il referendum per liberarsi degli sprechi della politica si è trasformato per la Gallura in una sorta di suicidio di massa. «Eliminare le nuove province significa affossare l’economia e sfregiare l’autodeterminazione dei sardi che, come nel caso della Gallura, hanno lottato per 30 anni per costruire la Provincia– dice il senatore Pd, Gian Piero Scanu –. Da subito la Gallura si deve mobilitare. I consigli comunali si devono pronunciare, i sindacati, il mondo delle imprese, quello delle associazioni. Ci deve essere un grande movimento. Penso a una manifestazione di piazza, al ricorso alla Corte costituzionale, alle dimissioni in massa di tutti. Questo voto crea una situazione di caos totale. La celebrazione di questo referendum è l’apoteosi della incapacità politica e del più becero opportunismo del presidente Ugo Cappellacci. Questa scelta crea un vulnus, una ferita. C’è un professionismo dei referendari costituito da politici che non risolvono problemi e fingono di inventarseli per avere celebrità. Sono loro l’antipolitica. C’è un progetto cagliaricentirco alla base di questi referendum. Cappellacci dà il colpo di grazia al nostro territorio da cui vanno via la direzione dell’agenzia delle Entrate, gli enti previdenziali, l’Enel la Telecom, il tribunale, la questura, la prefettura». Il presidente della Provincia, il senatore Fedele Sanciu è certo che si troverà una soluzione. «Io non voglio mettere le istituzioni contro. Dico no al ricorso al tribunale, ma serve il buon senso della politica. Sediamoci intorno a un tavolo e troviamo una via di uscita. La realtà è che da domani non si sa cosa si deve fare. Da domani a guidare la Gallura ci sarebbe un consiglio eletto a Sassari, con un presidente di Sassari, senza rappresentanti del territorio. Con doppi dirigenti e personale che nessuno saprebbe come gestire. Questi referendum hanno messo i sardi contro e creato cose assurde come la scelta di cancellare la Provincia, fatta non dai galluresi, ma da altri sardi di altri territori». Anche il deputato Pdl Settimo Nizzi mette uno dopo l’altro i limiti di questo voto. «Dopo anni di lotte ci troviamo davanti a un risultato devastante – dice Nizzi –. I cittadini alla politica chiedono risposte e non false rivoluzioni su false emergenze. Siamo nel caos giurisprudenziale. Perché le Province nuove devono essere cancellate, ma anche le vecchie. Ogni presidente di Provincia deve avere un ambito territoriale, ma questo dopo il referendum non è più lo stesso. Mi chiedo poi in base a quale legge si possa mandare a casa un corpo eletto. E dove andranno a lavorare i dipendenti. Chi dovrà coprire i costi del riordino. Servono soluzioni per i territori, non si devono creare ulteriori incertezze». Lucida l’analisi del deputato Pd Giulio Calvisi. «I cittadini hanno mangiato una mela avvelenata. Non sappiamo quali saranno le conseguenze di questo referendum. Le nuove province sono cancellate dal voto delle vecchie, che per paradosso traggono benefici da questo taglio. In realtà vince il caos. In questo modo non si cancella solo la provincia, ma tutti i presidi dello Stato, un abbraccio mortale per la Gallura». Pronto alla rivolta anche il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli, uno dei padri della Provincia. «C'è una sentenza della Corte costituzionale che equipara le nuove province a quelle storiche. Non capisco in base a quale criterio si decida di abbattere solo quelle nuove. Mi chiedo quale sarà lo scenario. Sono inevitabili ricorsi al tribunale contro i referendum. La lotta è solo all'inizio». Sul piede di guerra anche Romeo Frediani, sindaco dell’altro capoluogo, Tempio. «Sono contrario alla abrogazione di tutte le province. Serve al contrario una discussione sui loro compiti. Mi chiedo come un territorio vasto come Sassari possa avere attenzione per questa area». Critico anche il segretario nazionale dell’Upc Antonio Satta, che è anche sindaco di Padru. «Non demonizzo i referendum, ma mi spiace che a portare avanti la campagna sia stato il presidente della Regione. Questo dimostra il fallimento della sua azione politica». Polemico anche il sindaco di Golfo Aranci Giuseppe Fasolino. «Assistiamo a un nuovo scippo a cui dobbiamo ribellarci».

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