La Nuova Sardegna

Olbia

Strage di Tempio, il mistero della Golf nera subito lavata

di Giampiero Cocco
Strage di Tempio, il mistero della Golf nera subito lavata

La macchina veniva utilizzata da Giulia Zanzani. Dopo il delitto, alle ore 16, Frigeri la portò in un autolavaggio

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TEMPIO. Una Golf Gt nero brillante la cui vendita avrebbe risolto, parzialmente, la sete di danaro di Angelo Frigeri. Una Golf nera che per diverse settimane è stata messa “a disposizione” di Giovanni Azzena e della moglie Giulia, i quali avrebbero dovuto provvedere a venderla. In cambio Angelo Frigeri si era messo alla guida della Toyota Yaris di Giulia Zanzani.

L’autovettura tedesca, da sabato, era rientrata (gli investigatori stanno cercando di capire come) in possesso del suo proprietario il quale, dopo il triplice delitto, aveva scorrazzato per la città in lungo e in largo, dopo aver lavato (attorno alle 16) l’auto in un lavaggio automatico.

Alle 21.30 di sabato, quando il delitto non era stato ancora scoperto, Angelo Frigeri si era presentato nell’abitazione della madre di Giovanni Azzena per chiedere informazioni sull’amico, introvabile. Così come la sua presenza è stata segnalata, sempre sabato notte, in più punti della città compresa una pizzeria del centro.

Gli investigatori stanno cercando di capire il motivo per il quale il giovane ha effettuato, a delitto compiuto, tutte queste “manovre diversive”, considerando il fatto che, stando al piano criminale concordato con il mandante del triplice omicidio, avrebbe dovuto inscenare il rogo dell’appartamento con dentro i cadaveri per far scomparire ogni traccia dell’orrendo delitto.

La Golf nera è stata aperta e ispezionata, alla presenza dell’avvocato Maurizio Mani, difensore di Angelo Frigeri, dagli uomini del Ris di Cagliari, che l’hanno presa in consegna e sottoposta a perquisizione e ricerca di qualunque traccia o elemento che possa tornare utile alle indagini. Stessa operazione è stata fatto nella casupola semidiroccata attigua alla palazzina dove abitava la famiglia Azzena, in via Villa Bruna. Per entrare nella casa gli investigatori hanno sfondato un vecchio muretto in blocchetti che chiudeva l’ingresso e, dopo aver filmato e fotografato l’intero ambiente (due stanze il cui tetto è parzialmente crollato) hanno richiuso l’ingresso.

Molto probabilmente gli investigatori sono alla ricerca della spranga con la quale sono stati colpiti alla testa, sino allo stordimento, Giovanni Azzena e la moglie Giulia Zanzani, un’arma impropria recuperata tra gli attrezzi di casa al momento del delitto e non ancora ritrovata.

Gli investigatori sono anche alla ricerca della agenda prelevata da Angelo Frigeri dentro il negozio di scarpe della coppia trucidata e non rinvenuta nel corso delle tante perquisizioni domiciliari disposte sinora dal magistrato inquirente. A chi l’ha consegnata? Ecco spiegato il motivo per il quale l’attenzione degli uomini del Ris si è concentrata, per ben tre giorni, all’interno del negozietto di scarpe di via Villamarina.

Nelle varie e discordanti versioni fornite da Angelo Frigeri non si sarebbe parlato della fine che hanno fatto i documenti prelevati dentro il negozietto, ma pare quasi certo che non tutti gli “incartamenti” siano stati recuperati dal tuttofare tempiese, dall’amico che ha trucidato una intera famiglia pur di entrare in possesso di quei documenti.

Angelo Frigeri avrebbe paura dei suoi complici. Di qui le accuse contro i tre fantomatici napoletani che lo avrebbero (è una delle sue tante versioni) costretto con una pistola ad aprire la casa degli Azzena (di cui possedeva le chiavi) dove avrebbero portato a termine la mattanza, obbligandolo poi a ripulire la scena del delitto. I tre napoletani si sono dissolti come una nuvola di vapore ed è comparso un operaio tempiese, il quale è stato messo sotto torchio per oltre 14 ore dagli investigatori ma il suo alibi, confermato da decine di persone, lo ha tirato fuori da questo pantano giudiziario intriso di sangue innocente e aggressivi fantasmi.

Ora non resta che attendere le risultanze di centinaia di accertamenti dattiloscopici e il profilo genetico rilevato dalle tantissime tracce organiche rinvenute nell’appartamento degli orrori e dentro il negozio di scarpe dei coniugi Azzena.

La custodia cautelare disposta per Angelo Frigeri ha di fatto scoperto buona parte delle carte in mano agli investigatori, ma ormai le piste intraprese per giungere agli autori (e al mandante) della strage di Tempio sono ben segnate. Ulteriori riscontri potrebbero arrivare una volta che la Golf Gt sarà sottoposta agli accertamenti tecnico-scientifici da parte del Ris.

Sull’auto inspiegabilmente ritornata in possesso di Angelo Frigeri dopo l’affidamento a Giovanni Azzena per la vendita, non è stato trovato nulla di interessante. L’autovettura, nello stesso pomeriggio di sabato, era stata ripulita in un autolavaggio automatico della città. Per quale motivo?

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