Costa Smeralda, accuse sugli stipendi

I piccoli proprietari vincono una causa con il Consorzio e pubblicano gli atti: Persico prende 250mila euro all’anno

PORTO CERVO. I piccoli battono i grandi, ogni tanto, anche in Costa Smeralda. Non c’erano riusciti nelle assemblee del Consorzio, i mini-proprietari, soverchiati dalla forza di chi lì comanda, forte dei millesimi degli alberghi, dei terreni, dei negozi.

Ci sono riusciti al di fuori di quella repubblica per certi versi indipendente, chiedendo a un tribunale della vera Repubblica (italiana) di potere vedere le carte, di poter controllare che cosa fanno i dirigenti del Consorzio. Il giudice di Tempio ha dato loro ragione e Giancarlo Perini, anima dell’Apics, l’associazione dei proprietari della Costa Smeralda, ha così potuto consultare i verbali del cda dal 2007 al 2011. «Quelli che mi erano stati sempre negati» dice lui.

La sentenza del tribunale di Tempio, firmata dal giudice Paola Irene Calastri, è dell’8 maggio e, in questo ultimo mese, forte di quella carta, Perini ha bussato alle porte del Consorzio: vogliate per favore darmi tutto quello ci spetta di diritto. Ovvero, come scrive il giudice nella sentenza, «il diritto a prendere visione ed estrarre copia dei verbali del cda».

Un’operazione trasparenza, la chiamano quelli di Apics, da anni critici prima con la gestione del Consorzio targata Colony Capital e ora Qatar. E la trasparenza non è finita lì: perché Perini ha pubblicato sul suo blog tutto quello che ha letto. A cominciare dai compensi dei membri del cda.

Emerge così che, con una delibera del 2011, il presidente Renzo Persico percepisce la cifra rilevante di 250 mila euro all’anno come presidente della Servizi consortili, società interamente controllata dal Consorzio di cui Persico è presidente.

Scrive Perini: «La fonte ufficiale accerta, nero su bianco, alle pagine 92 e 93 del libro dei verbali del cda del Consorzio che dall’autunno 2011 il bi-presidente è titolare di un gettone annuo di 250 mila euro. La scelta non è stata sua, naturalmente, ma del Consorzio, associazione senza scopo di lucro, che per statuto non può pagare alcun compenso ai suoi amministratori. Ed ecco allora l’azionista unico della Servizi Consortili approvare la proposta di corrispondere un compenso annuo 250 mila al presidente della Servizi consortili, 80 mila al vice-presidente, e 40 mila agli altri tre amministratori. Per un totale di 450 mila euro per anno».

Troppo, per l’Apcis, che da anni chiede più investimenti a favore delle infrastrutture del Consorzio. Ma non solo. «Tra il 2007 al 2012 le spese legali del Consorzio sono state di 415.232 euro. Le consulenze fiscali di 119.292 euro, mentre le generiche consulenze hanno superato i 278 mila euro. In tutto, 800 mila euro». L’Apics chiede di sapere perché sono stati spesi così tanti soldi, e lo fa con una lettera del direttore generale del Consorzio, Salvo Manca, del quale, per inciso, non ha chiesto quale sia il compenso.

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