La Nuova Sardegna

Olbia

La Cgil denuncia: «Una coop licenzia donne in maternità»

Sotto accusa la Oltrans service che gestiva gli asili nido Pronto un esposto alla Direzione provinciale del lavoro

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OLBIA. Bufera in vista per la coop Oltrans service che, al momento di passare ad altra società d’appalto il testimone della gestione degli asili nido comunali ha licenziato tutti i lavoratori impegnati nel servizio, comprese le lavoratrici in aspettativa per maternità. Sul sentiero di guerra la Cgil che denuncia al Dipartimento per le pari opportunità l’ennesimo tentativo di discriminazione delle donne.

«Ancora non si è cambiata la legislazione sul lavoro – accusano Luisella Maccioni della Funzione pubblica Cgil territoriale e il coordinatore provinciale Francesco Testoni – che la Oltrans service, con impeto legislativo, stabilisce che, in sede di passaggio diretto dei lavoratori da una società ad un'altra, come prevede il contratto nazionale di lavoro in vigore, può liberamente licenziare le lavoratrici in aspettativa per maternità. Questo accade oggi in un appalto comunale per la gestione degli asili nido».

Dopo una lunga battaglia legale fra alcune coop, l'appalto per la gestione degli asili nido è stato affidato all’Ati Orsa , una associazione di cooperative che, dal 1° settembre, gestisce il servizio. «Il contratto – ricorda la Cgil – stabilisce che, per mantenere la continuità assistenziale e garantire l'occupazione e tutto il personale transita attraverso un accordo sindacale con la società o coop vincente, previo licenziamento da parte della cooperativa uscente. La procedura è stata rispetta con la stipula di un accordo tra sindacato e Ati il 20 agosto scorso che, tra l'altro, contiene una clausola di salvaguardia proprio per il personale in aspettativa per maternità».

A questo punto la doccia fredda. «La Oltrans service – dice la Cgil – ha comunicato il licenziamento di tutto il personale compreso quello in maternità obbligatoria, prevista dalla legge 1204 del 1971 che sancisce l'illicenziabilità delle donne in maternità, individuando il valore sociale della maternità e garantendo il diritto al lavoro alle donne che aspettano un figlio. Insomma, non solo viene evasa una precisa norma, ma di colpo si fa un passo indietro verso un passato talmente remoto che credevamo scomparso. È vero che la coop ha perso l'appalto ma è altrettanto vero che le lavoratrici in maternità mantengono una posizione all'interno della propria azienda diversa da quella degli altri dipendenti. Non a caso interviene l'Inps nel pagamento del salario. Da parte nostra, abbiamo già attivato la Direzione provinciale del Lavoro, e stiamo approntando un esposto al Dipartimento per le pari opportunità dove denunceremo questo ennesimo tentativo di discriminazione delle donne».(red.ol.)

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