La Nuova Sardegna

Olbia

L’acquedotto rurale c’è, ma l’acqua no

di Angelo Mavuli
L’acquedotto rurale c’è, ma l’acqua no

Sono inutilizzabili i tremila metri lineari di tubo e le sette colonnine antincendio sul Limbara: le sorgenti sono a secco

19 giugno 2015
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TEMPIO. La realizzazione dell’acquedotto sul Monte Limbara, da sei anni a questa parte assurto più volte agli onori della cronaca per i problemi tecnico-burocratici che l’hanno contraddistinta e per gli scontri fra l’Ente Foreste e Comune, si è rivelata alla fine un autentica bufala. Un perfetto manuale di istruzione su come utilizzare 126 mila euro circa di soldi pubblici senza aver ottenuto un risultato.

I tremila metri lineari di tubo(al posto dei circa quattro mila previsti) e le sette colonnine antincendio, (al posto delle sedici previste), sono infatti inutilizzabili per insufficienza di acqua. Un rivolo esilissimo senza alcuna forza che non riesce ad arrivare a destinazione, incapace di superare per gravità il pur minimo dislivello. L’opera, circa quattro chilometri di condotta che, captando le acque dalle cosìddette sorgenti degli american, avrebbe dovuto portare l’acqua agli idranti e a Vallicciola, è costata complessivamente 126 mila euro e ha visto operare “in sinergia” dall’11 maggio 2011, l’ente Ente Foreste e il Comune. Gli oneri di spesa risultano così suddivisi: 54 mila euro all’Ente Foreste per scavi, reinterri e ripristini, 57 mila euro al Comune per l’acquisto della condotta, idranti, saracinesche, acquisto di “pezzi speciali” e 15 mila euro per somme a disposizione dell’amministrazione, per Iva ed oneri di sicurezza. Il 5 maggio dell’anno scorso l’ex sindaco Frediani annunciava la fine dei lavori.

«Fra una ventina di giorni, aveva detto, l’acquedotto funzionerà a pieno regime e sul Limbara non si soffrirà più la sete».”Un’affermazione che oggi viene smentita dallo stato di fatto. Le tre sorgenti “americane” sono: la prima e la terza otturate e da pulire, la seconda, completamente a secco.

La condotta comunale che doveva arrivare adun serbatoio di accumulo da 100 mila litri, da collocare in prossimità della chiesetta della Madonna delle neve( mai realizzato), si ferma invece a 400 metri circa dalle sorgenti, limitandosi ad intercettare a cielo aperto, esposta a tutte le intemperie, la vecchia condotta che alimentava la base. All’interno dell’ex base inoltre, è stata posizionata una saracinesca di manovra anch’essa a cielo aperto e accessibile a chiunque. Ben protetta da un pozzetto, presente sul posto e mai collocato, avrebbe dovuto consentire il riempimento di un serbatoio di accumulo di venti mila litri che, con un cambiamento in corso d’opera, l’ufficio tecnico comunale aveva deciso di acquistare in sostituzione di quello da cento mila litri, previsto dal progetto. Pur essendo in possesso dell’autorizzazione del Demanio regionale dal 4 giugno 2013, quel deposito però non è mai stato acquistato. La sua mancanza inficia totalmente il funzionamento dell’intera opera. Infine, i circa 400 metri di condotta che servivano per arrivare sino alle sorgenti, giacciono abbandonate in un fosso senza nessuna protezione, destinate a “vetrificarsi”, per le intemperie.

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