Abusi edilizi a Tavolara: sì al sequestro della villa

I giudici del Riesame confermano il provvedimento disposto dalla Procura. Lavori in difformità rispetto alle autorizzazioni edilizie e paesaggistiche concesse

OLBIA. Il tribunale del Riesame ha confermato il sequestro preventivo della villa in costruzione a Tavolara disposto dal procuratore Gregorio Capasso. I sigilli erano scattati ai primi di settembre. Sotto accusa i lavori di ristrutturazione e ampliamento della casa del custode, immobile di proprietà della famiglia Marzano: nel corso del sopralluogo disposto dalla Procura, i carabinieri del comando tutela patrimonio culturale (tpc) di Cagliari a cui era stata delegata l’attività di controllo e che avevano lavorato in sinergia con la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Sassari, avevano rilevato che i lavori erano stati eseguiti in totale difformità rispetto agli interventi di ristrutturazione e ampliamento concessi dal Piano casa e autorizzati dall’ufficio tutela del paesaggio della Regione. Era stato di fatto demolito l’esistente e ricostruito un nuovo immobile. Cosa non consentita. Del vecchio fabbricato, così come accertato dai militari, non era rimasto più nulla, fatta eccezione per un muretto esterno di delimitazione della corte, solo pochi metri, e una piccola porzione di pavimentazione interna.

Il sequestro preventivo d’urgenza disposto dalla Procura per stoppare il cantiere in corso, era stato convalidato dal gip del tribunale di Tempio Marco Contu. I difensori della famiglia Marzano avevano presentato istanza di dissequestro ai giudici del tribunale del Riesame. Che hanno rigettato la richiesta e condiviso l’attività svolta dalla Procura, confermando, quindi, il provvedimento di sequestro.

A denunciare il cantiere edilizio nel paradiso di Tavolara, gioiello della natura a tutela integrale, era stata l’associazione ecologista “Gruppo di intervento giuridico”, a cui aveva fatto seguito anche un’interrogazione dei consiglieri di opposizione in consiglio comunale Coalizione civica e democratica.

La segnalazione del Grig era arrivata sul tavolo del procuratore che aveva disposto un sopralluogo nel cantiere, da cui sono emerse difformità rispetto alle autorizzazioni edilizie e paesaggistiche concesse. Così, su quella costruzione di 300 metri quadri su due livelli, che prendeva velocemente forma a cento metri dal mare in un’area di riserva integrale, sono scattati i sigilli. Ora confermati anche dai giudici del tribunale del Riesame.

Tre, le persone denunciate dalla Procura di Tempio per il reato (previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio) di “opere eseguite in difformità dalle autorizzazioni edilizie e paesaggistiche concesse”: i proprietari dell’immobile e il direttore dei lavori.

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