La Nuova Sardegna

Olbia

Mascherine introvabili molti ricorrono al fai da te

di Serena Lullia
Mascherine introvabili molti ricorrono al fai da te

L’ordinanza comunale le ha rese obbligatorie per fare la spesa ma non si trovano C’è chi utilizza sciarpe, bandane, dispositivi di edilizia e anche coppe di reggiseno 

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OLBIA. La rivincita della coppa B. La dimensione perfetta per coprire naso e bocca. La coppa del reggiseno è una delle originali mascherine “fai da te”. L’ordinanza comunale ha rese obbligatorio indossare i dispositivi di sicurezza nei supermercati, nelle banche, nei luoghi pubblici. Ma riuscire a trovarle è davvero una impresa. Quelle chirurgiche, sono merce rara. Nelle farmacie sono l’articolo più richiesto. E le quantità che arrivano, se arrivano e non si sa bene quando, spariscono in una giornata. Della loro reale utilità si potrebbe scrivere un trattato filosofico-scientifico. Sta di fatto che sono obbligatorie. Tutti i cittadini in questo mese hanno imparato a distinguere tra Fpp1, Fpp2, Fpp3 e mascherine chirurgiche, dette anche altruiste. Indossarle serve a evitare agli altri di essere contagiati. Ecco perché ognuno le dovrebbe avere per coprire il viso e la bocca. Nel caso in cui non si riesca a trovarle, ci si deve arrangiare.

Il fai da te. Estro e ingegno. Basta andare a fare la spesa per notare come i cittadini abbiano dovuto imparare l’arte di arrangiarsi. Sfoggiano foulard, bandane ma anche coppe di reggiseno. Qualcuno ha preso in prestito dal lavoro inquietanti maschere anti-gas a due filtri. L’importante è trovare il modo di proteggere naso e bocca. Senza non si può entrare al market, negli uffici postali.

Gli ordini bloccati. Il Comune settimane fa aveva ordinato delle mascherine. Un carico doveva arrivare dalla Russia ma è stato bloccato. «Ci siamo quindi rivolti al mercato cinese – spiega il sindaco Settimo Nizzi –. Speriamo di riuscire ad averle. Ne abbiamo delle piccole quantità e stiamo pensando di metterle a disposizione delle persone più bisognose».

Le sartorie. Dall’inizio dell’emergenza sono molte le aziende e le sartorie che hanno cominciato a cucire mascherine. Ovviamente non sono dispositivi certificati. Possono però essere degli utili strumenti per coprire il naso e la bocca. La distanza di sicurezza di alcuni metri resta la soluzione migliore per evitare il contagio.

Ci sono quelle realizzate dall’Ideal tenda di Olbia, in cotone e tnt, lavabili e idrorepellenti. La maggior parte della produzione è destinata alla beneficenza. L’Onda blu di Arzachena, storica azienda che produce costumi da bagno, ha modificato la sua produzione per l’emergenza. Le sue mascherine, colorate e in tnt, vengono consegnate con il corriere nel rispetto delle norme anti-Covid. Anche la tappezzeria sartoria Giusy, di via Roma, ha riconvertito l’attività di famiglia per aiutare la comunità. Anche in questo caso si tratta di dispositivi non certificati, buona parte dei quali donati in beneficenza.

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