Olbia, la produzione di cozze più forte della pandemia

Il 2020 si è chiuso in positivo. E dopo cozze, arselle, cannolicchi, bocconi, tartufi e ostriche, tra i progetti del Consorzio c'è la commercializzazione dei lupini

OLBIA.  La pandemia non affonda le cozze olbiesi. Il 2020 si è chiuso con la consapevolezza di essere riusciti a reggere l’onda d’urto del coronavirus e a limitare i danni economici nel golfo. «Tutto sommato, prendendo in considerazione la situazione generale, non ci possiamo lamentare – spiega Raffaele Bigi, presidente del Consorzio dei molluschicoltori di Olbia – Rispetto ad altri settori, il nostro ha per fortuna retto. Le perdite sono state del 25 per cento circa, comunque tutte concentrate nel primo semestre del 2020, quando praticamente non c’era fatturato»

Adesso, però, è il momento di pianificare la prossima stagione. E anche quello di portare avanti iter e progetti rallentati dall’emergenza, come quello per l’ottenimento del Marchio collettivo.

Resistenza. Il settore della molluschicoltura, insomma, ha retto. La stagione, che solitamente prende inizia verso Pasqua, per via del coronavirus nel 2020 è cominciata a giugno. «Poi siamo andati molto bene – prosegue Raffaele Bigi –. E devo dire che abbiamo lavorato bene anche a dicembre, nonostante i ristoranti, nel periodo festivo, fossero chiusi. Abbiamo fatto più o meno gli stessi numeri degli anni scorsi. Quindi siamo moderatamente soddisfatti. Le perdite ci sono state, ma ci sono settori che, purtroppo, hanno registrato anche un meno 70 per cento».

Marchio e aree. Il periodo invernale, durante il quale il prodotto è reimmerso, per la molluschicoltura equivale a una sorta di letargo, in attesa del boom dei mesi primaverili ed estivi. «Per quanto riguarda il prodotto che nasce e cresce nel golfo, ci aspettiamo una buona stagione – dice Raffaele Bigi –. Speriamo che il periodo più buio sia passato e di poter cominciare a lavorare bene già verso il mese di maggio. Nel frattempo stiamo ultimando l’iter per l’ampliamento delle aree del Lido del Sole, dove passeremo da due a 17 ettari».

La conferenza di servizi si chiuderà a fine mese. E grazie alle nuove aree in mare, che si trovano oltre la bocca del golfo interno, le cooperative del Consorzio avranno la possibilità di limitare eventuali perdite e danni dovuti a quell’acqua calda che più volte, in piena estate, nella parte più interna del golfo ha ucciso il prodotto. «Allo stesso tempo stiamo anche completando il procedimento per il Marchio collettivo – sottolinea Bigi –. Un iter che, a causa delle problematiche dovute all’emergenza sanitaria, si è dovuto fermare per tutto il 2020».

I prodotti. Al momento sono sei i prodotti del golfo olbiese: cozze, arselle, ostriche, cannolicchi, bocconi e tartufi. La produzione di ostriche, rilanciata di recente, sta andando bene e sta riscontrando anche i favori del mercato. Ma tra i progetti del Consorzio, che raggruppa in tutto 18 cooperative e che nel 2019 si è dotato di logo e sito internet ufficiale, c’è anche quello di commercializzare i lupini, una specie di vongola già presente nel golfo ma mai presa realmente in considerazione se non nella cucina popolare. Il centenario. Nel 2020 la mitilicoltura, a Olbia, ha festeggiato i suoi primi cento anni di storia. La prima licenza risale infatti al dicembre del 1920. «Avevamo in mente una bella festa di piazza, ma ovviamente non abbiamo potuto organizzare niente di tutto ciò. Quando potremo, però, ci rifaremo sicuramente» assicura Bigi.

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