Rientro a scuola polemico alcune classi restano in dad

La scuola boccia la petizione con cui gli alunni chiedevano di restare a casa Al Gramsci scende al 60% la presenza degli studenti ma la protesta non rientra

OLBIA. Non per tutti, oggi, è il giorno del ritorno in classe. Gli studenti che protestano temono il rientro in aula dato il crescente numero di contagi in città. Istituzioni scolastiche e politiche ricordano i disagi della didattica a distanza e promettono rispetto delle norme. Anche se, almeno per questa mattina, in molti hanno deciso di rimanere a casa.

Cosa chiedono. «Non abbiamo cambiato idea e sia chiaro: non vogliamo passare per gli studenti che non vogliono andare a scuola», le parole sono di Carlotta Farina, 17 anni. Insieme agli altri rappresentanti d’istituto del Gramsci, venerdì ha lanciato la petizione contro il ritorno a scuola che ha superato quota 1.500 adesioni. Una rivolta ragionata che ha coinvolto alunni di altre scuole e non vuole alzare muri ma palesare un certo timore: «Ne abbiamo parlato nel comitato studentesco, trovando l’appoggio di alcuni professori; chi nei mesi scorsi durante le lezioni in aula ha dovuto sostenere anche cinque quarantene di fila e ha paura di tornare e ritrovare la stessa situazione – spiegano gli studenti –. Altri docenti, invece, ci hanno invitati a rispettare le norme». Sale in cattedra, è il caso di dirlo, l’assessore comunale all’Istruzione, Sabrina Serra, decisa: «Il ritorno a scuola è fondamentale – sostiene –. Questo anche perché la didattica a distanza ha mostrato i suoi limiti e le gravi ricadute sulla dispersione scolastica. Si possono capire le preoccupazioni di ragazzi e genitori riguardo alla diffusione del virus: sono anche le nostre. Ma l’unico modo per affrontarle è l'applicazione rigorosa dei protocolli e delle regole di comportamento, anche a scuola, ma non solo a scuola». Il messaggio di studenti e studentesse però è chiaro: «Noi vogliamo tornare a scuola, ma in sicurezza. Non in questo momento di difficoltà».

Le risposte. Intanto, ieri la dirigente Mantovani ha rettificato le disposizioni per il rientro abbassando la percentuale degli studenti in presenza al Gramsci da 75% a 60%. Ma nel fatidico giorno della riapertura, alcune classi si sono organizzate per non presentarsi in aula. In mattinata gli alunni si collegheranno comunque sulla piattaforma destinata alla dad. «Non vogliamo si pensi che non presentarci sia un modo per evitare le lezioni», dicono. Sulla loro istanza, l’assessore Serra risponde confermando la linea già anticipata agli stessi dirigenti scolastici: «Deve essere chiaro evidenzia Serra – che le modalità di apertura delle scuole superiori per garantire il diritto allo studio sono prescritte in maniera dettagliata dal Governo, e sia le autonomie scolastiche che le amministrazioni pubbliche interessate le rispettano e le rispetteranno con la massima attenzione. Non si tratta di un problema solo di Olbia: le regole sono uniformi in tutto il territorio nazionale. Certamente, se ci saranno i motivi di sicurezza e igiene pubblica, il sindaco, come previsto dalla legge e come fatto tempestivamente fino a oggi, le valuterà di volta in volta».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes