Docche parla per ore al gip «Nessuna turbativa d’asta»
di Tiziana Simula
L’imprenditore ribatte alle accuse. Il figlio: non ho avuto un ruolo nelle scelte I legali di Carta (Cipnes): «Ha sempre agito per tutelare l’interesse pubblico»
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OLBIA. Hanno parlato tutti. Chi rilasciando spontanee dichiarazioni, e chi sottoponendosi all’interrogatorio e rispondendo alle domande del gip Caterina Interlandi. Per ore Gavino Docche, fondatore del Geovillage, e Aldo Carta, direttore del Cipnes hanno spiegato il loro operato ricostruendo fatti e contesti volti a chiarire e a contrastare le accuse di turbativa d’asta nella vendita del mega complesso di zona industriale, mosse dalla Procura di Tempio. Accuse che coinvolgono anche Fabio Docche, figlio del fondatore del Geovillage – l’intera struttura da lunedì scorso è sotto sequestro preventivo – che ha reso invece al giudice spontanee dichiarazioni. Indagato per lo stesso reato, in concorso con loro, il notaio romano Vittorio Occorsio, per il quale non è stata disposta nessuna misura. «L’ingegner Gavino Docche per oltre tre ore ha risposto a tutte le domande poste dal gip spiegando puntualmente sia gli aspetti tecnici che fattuali della vicenda. Ha massima fiducia nella giustizia e per il momento non intende rilasciare alcuna dichiarazione ai giornali», hanno detto i suoi difensori, Pietro Carzedda e Gianluca Tognozzi.
La tesi della Procura è che dal 2016, anno in cui il tribunale decretò il fallimento della Sviluppo Olbia spa, presieduta da Gavino Docche, l’asta giudiziaria del Geovillage sia stata rallentata e condizionata dallo stesso Docche, in concorso con gli altri indagati, attraverso una serie di azioni e operazioni finalizzate ad assicurare la sua permanenza alla guida della struttura.
Il patron del Geovillage – agli arresti domiciliari così come il figlio – è ritenuto dagli inquirenti il “vero dominus”: dietro la Real Effegì di Fabio Docche, recentemente dichiarata fallita, e le altre società del gruppo, ci sarebbe sempre stato lui.
Nelle sue spontanee dichiarazioni, Fabio Docche, difeso dagli avvocati Bruno Cuccu e Pasquale Ramazzotti, ha spiegato come subito dopo essersi laureato, abbia avuto l’opportunità, che il padre gli ha dato, di lavorare nelle società nelle quali ha ricoperto dei ruoli. Ma le politiche societarie, le iniziative, i rapporti con finanziatori ed enti erano sempre condotti dal padre e lui non è stato mai interpellato nelle scelte fatte. Al giudice ha detto di non avere dubbi sul fatto che il padre, che per lui è sempre stato un punto di riferimento, abbia operato bene e che lo chiarirà, ma sulle decisioni prese non è stato mai chiesto il suo parere. Ha spiegato di aver tentato in tutti modi di tenere in piedi la società che gestiva il Geovillage, senza riuscirvi, ma non ha mai pensato che potesse esserci qualcosa di più o di diverso dal bene operare. Ha negato infine l’ipotesi di un suo trasferimento a Dubai dove, secondo la Procura, sarebbe dovuta nascere la newco che avrebbe dovuto sostituire la Real Effegi nella gestione del Geovillage.
Anche il direttore del Cipnes, in un interrogatorio lungo tre ore, ha risposto a tutte le domande del gip «chiarendo e documentando il fatto di aver sempre agito a tutela dell’interesse pubblico, in base a provvedimenti amministrativi la cui piena legittimità è stata riconosciuta dalla magistratura amministrativa e mai contestata dalla Procura – dicono gli avvocati Marzio Altana e Alessandro Gentiloni Silveri – Il dottor Carta è amareggiato dall’accusa di aver turbato la procedura fallimentare, avendo invece spiegato e documentato come, negli anni, abbia sempre interloquito con la curatela per concertare percorsi giuridici e condividere soluzioni che salvaguardassero tutti gli interessi in gioco, compreso il recupero dei contributi erariali».
La tesi della Procura è che dal 2016, anno in cui il tribunale decretò il fallimento della Sviluppo Olbia spa, presieduta da Gavino Docche, l’asta giudiziaria del Geovillage sia stata rallentata e condizionata dallo stesso Docche, in concorso con gli altri indagati, attraverso una serie di azioni e operazioni finalizzate ad assicurare la sua permanenza alla guida della struttura.
Il patron del Geovillage – agli arresti domiciliari così come il figlio – è ritenuto dagli inquirenti il “vero dominus”: dietro la Real Effegì di Fabio Docche, recentemente dichiarata fallita, e le altre società del gruppo, ci sarebbe sempre stato lui.
Nelle sue spontanee dichiarazioni, Fabio Docche, difeso dagli avvocati Bruno Cuccu e Pasquale Ramazzotti, ha spiegato come subito dopo essersi laureato, abbia avuto l’opportunità, che il padre gli ha dato, di lavorare nelle società nelle quali ha ricoperto dei ruoli. Ma le politiche societarie, le iniziative, i rapporti con finanziatori ed enti erano sempre condotti dal padre e lui non è stato mai interpellato nelle scelte fatte. Al giudice ha detto di non avere dubbi sul fatto che il padre, che per lui è sempre stato un punto di riferimento, abbia operato bene e che lo chiarirà, ma sulle decisioni prese non è stato mai chiesto il suo parere. Ha spiegato di aver tentato in tutti modi di tenere in piedi la società che gestiva il Geovillage, senza riuscirvi, ma non ha mai pensato che potesse esserci qualcosa di più o di diverso dal bene operare. Ha negato infine l’ipotesi di un suo trasferimento a Dubai dove, secondo la Procura, sarebbe dovuta nascere la newco che avrebbe dovuto sostituire la Real Effegi nella gestione del Geovillage.
Anche il direttore del Cipnes, in un interrogatorio lungo tre ore, ha risposto a tutte le domande del gip «chiarendo e documentando il fatto di aver sempre agito a tutela dell’interesse pubblico, in base a provvedimenti amministrativi la cui piena legittimità è stata riconosciuta dalla magistratura amministrativa e mai contestata dalla Procura – dicono gli avvocati Marzio Altana e Alessandro Gentiloni Silveri – Il dottor Carta è amareggiato dall’accusa di aver turbato la procedura fallimentare, avendo invece spiegato e documentato come, negli anni, abbia sempre interloquito con la curatela per concertare percorsi giuridici e condividere soluzioni che salvaguardassero tutti gli interessi in gioco, compreso il recupero dei contributi erariali».
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