La Maddalena, Giudice: «Sanità al collasso, ma in Consiglio non se ne parla»

Il flash mob del 2018 organizzato dal comitato delle mamme

La consigliera ed ex sindaco contro la seduta negata sull’ospedale. La Cisl Fp Gallura: «Serve un tavolo permanente per gestire prima i problemi» 

LA MADDALENA . Il tema è di scottante attualità, ma nel consiglio comunale di oggi il tema della sanità non è stato inserito come richiesto dalle minoranze. Eppure il reparto di Medicina del Paolo Merlo resta chiuso nonostante promesse e proclami. Motivo per il quale la consigliera di opposizione, Rosanna Giudice, dopo il suo intervento abbandonerà l’aula consiliare per protesta.

«Come opposizioni avevamo chiesto in conferenza di capigruppo un consiglio straordinario, aperto e urgente sulla sanità, alla presenza dell’assessore Nieddu, del presidente Solinas, delle associazioni, sindacati e cittadini – dice Giudice –. La situazione del nostro ospedale è gravissima, ma evidentemente non è prioritaria per questa amministrazione. Nonostante i toni trionfalistici di post e note stampa il reparto di Medicina resta chiuso e il Pronto soccorso continua a operare solo grazie all’abnegazione del poco personale rimasto».

Giudice affonda poi il dito nella ferita aperta della sanità isolana su cui l’attuale giunta regionale fece il pieno di consensi nell’isola. «Vorrei sapere che fine ha fatto la relazione sul Punto nascita che illo tempore era stata consegnata all’assessore regionale Nieddu poi inviata al ministero della Sanità – aggiunge la consigliera –. L’approvazione della deroga era data come cosa fatta, ma il Punto nascita resta chiuso e le nostre mamme devono andare a partorire a Olbia. Certo che riaprire Medicina è importante perché i pazienti maddalenini e le loro famiglie non possono andare a Olbia, Tempio e Sassari. Ma quella deroga è fondamentale per portare al Paolo Merlo figure professionali e strumentazione fondamentali per la sua sopravvivenza e il suo futuro».


Con gli stessi toni accesi interviene la Cisl Fp Gallura. «Inaccettabile sentir parlare di proposte organizzative da adottare in via sperimentale come soluzione momentanea per risolvere non il problema serio, serissimo, di Medicina ma nessun problema. Quali tutele e garanzie diamo ai nostri lavoratori che si trovano già da mesi con livelli di stress ormai divenuti insopportabili? In quale modo, in assenza di dirigenti medici, collaboratori professionali, infermieri e Oss possiamo accettare che rimanga aperto una qualsiasi Unità operativa con gestione a prevalenza infermieristica? È con questa soluzione che si pensa di tutelare il diritto alla salute dei cittadini? Allo stato attuale mancano completamente le strategie da parte dei vertici Ats e, conseguentemente, impossibile per i direttori di Area trovare soluzioni adeguate. È il momento delle responsabilità. Che le forze sociali, insieme e lealmente, si schierino al fianco di tutto il personale. Si crei un tavolo permanente anticrisi per provare a gestire prima e superare poi gli squilibri territoriali che ci dividono».


 

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